Machu Picchu, il grande classicone in solitaria

Andate presto, alle 5, ti dicono. Così ho fatto, ma all’inizio non capivo il motivo di questa sveglia all’alba. Infatti tutto era coperto da una fittissima nebbia, che non permetteva di vedere a un palmo dal naso. I visitatori erano appollaiati in un unico punto, in mistica e silenziosa attesa. Mi sono posizionata anche io in quel punto e poi, improvvisamente, ho capito tutto…

Road to Machu Picchu…la Valle Sacra degli Incas

Ho capito che ogni sito inca ha un comune denominatore: scale, scale e scale. Le scale inca che si arrampicano sui ripidi pendii andini hanno rappresentato la mia unica attività sportiva del mio anno peruviano e posso assicurarvi che, dopo aver visitato le varie rovine del Valle Sagrado, per un po’ di Incas e scale non se ne vuole più sentire parlare.

Di quando ho visitato una miniera boliviana: il mondo di sotto di Potosì

Arrivati al punto prescelto, la guida si è allontanata in un punto più lontano e buio, dicendoci di non muoverci e di stare attenti. Stare attenti. Per “stare attenti” non avremmo dovuto partecipare a una vera esplosione di dinamite in miniera. Io mi sono messa a terra, accucciata, con le dita ficcate nelle orecchie che quasi mi toccavo i timpani, con gli occhi chiusi e pregando il Tio.
BOOOOOM. A un certo punto il boato…

Salar de Uyuni: il cuore di sale della Bolivia

Io e la mia compagna di viaggio, per sopravvivere al freddo, abbiamo adottato la filosofia del “punkabbestia che si lava il minimo indispensabile”, tipo schizzandoci acqua gelida addosso o ricorrendo alle salviette umidificate (fondamentali), per dare una parvenza di donnina profumata. Ma la cosa bella è che alla fine tutti i viaggiatori sono più o meno della stessa filosofia e ci si vuole bene lo stesso.

Viaggi hard-core. Direzione Uyuni.

A un certo punto della notte, l’autobus si è fermato. L’autista ha iniziato a gridare svegliando tutti i viaggiatori dormienti: “Fuoriiiiii!Fuoriiii tutti!” gridava.
Intontiti e infreddoliti, avvolti in coperte che venivano fornite per sopravvivere al gelo, siamo scesi tutti con aria perplessa. E fu allora che abbiamo scoperto che il gigantesco bus a due piani si era impantanato in una specie di fanghiglia simile alle sabbie mobili. “Y ahora, todos a empujar!”, ha ordinato autoritario l’autista. “E ora tutti a spingere!”.

La Paz. Punto di partenza.

La Paz, città variopinta e multiforme, è dominata dal caos. E’ una città viva, pulsante, un’anima combattente incastonata nella Bolivia andina. E’ un cuore indigeno, tra l’urbano e il rurale, cosparso di messaggi sincretici di ogni tipo; si vedono ovunque per strada… nei disegni, nei murales o negli adesivi dei minibus, dove Gesù, Che Guevara ed Evo Morales si trovavano spesso uniti in un comune messaggio salvifico.