Grazie al Carso (1a pt.): Trieste e dintorni in bici

– Cos’è quell’edificio bianco lassù sulla collina?
– Noi a Trieste la chiamiamo Chiesa Formaggino.
– Sembra un ecomostro…
– Ma no..i triestini sono affezionati alla Chiesa Formaggino. In teoria dovrebbe ricordare la lettera M di Maria, invece a noi sembra un formaggino.

La Chiesa Formaggino ci ha osservati dall’alto del Monte Grisa durante la nostra permanenza a Trieste, città nella quale ero stata un paio di volte solo di passaggio (la prima volta per trascorrere il capodanno tra i monti della Carnia).

L’estate in quei giorni era esplosa impietosa, con un caldo soffocante che ha rubato la scena alla tanto famosa Bora. Per fortuna la pioggia è venuta in nostro soccorso, rinfrescando l’aria e concedendoci respiro. Così ci siamo messi in sella alla bici (la mia come sempre elettrica…) e abbiamo esplorato questa splendida città dal passato austro-ungarico e i suoi dintorni (anche superando il confine sloveno), scoprendo una realtà per certi aspetti “ciclista-friendly”.

Di seguito potete trovare la descrizione degli itinerari e, cliccando sui link, potete scaricare le tracce dei percorsi.

IL CENTRO CITTADINO E IL CASTELLO DI MIRAMARE. Siamo partiti dal centro cittadino costeggiando il mare.
Passando, nonostante il divieto di accesso, per il Porto Vecchio, abbiamo poi superato il quartiere marittimo di Barcola, raggiungendo infine il confine della città, dove troneggia sul mare il castello chiamato per l’appunto Miramare. Una meta incantevole e imperdibile, il castello “Nido d’amore costruito in vano” (come scrisse Giosuè Carducci) fu fatto costruire dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo per poterci vivere con la sua amata Carlotta. In realtà la storia romantica finì malissimo perché l’arciduca fu fucilato in Messico e Carlotta, che a quanto pare perse il senno, visse lì solo qualche anno prima di essere trasferita in Belgio. Una storia senza happy end quindi.
Lo stile del Castello di Miramare è molto particolare, unendo elementi gotici, rinascimentali e medievali; l’interno si può visitare a pagamento. Intorno all’edificio c’è un incantevole parco ricco di alberi e piante, nel quale si può accedere gratuitamente (la bici bisogna lasciarla fuori o portarla a mano) per passeggiare, correre o rilassarsi leggendo un libro.

Tornado indietro e dirigendosi verso il centro cittadino, si può decidere di fare una breve “rampetta” e raggiungere il Faro della Vittoria. La conformazione fisica di Trieste non la rende una città facilmente percorribile in bicicletta a causa delle numerose salite, ma si può comunque visitare il centro storico rimanendo in sella e scegliendo l’itinerario in base ai propri interessi e alla capacità fisica. Una sosta obbligata per ogni ciclista goloso è lo storico Buffet da Pepi, aperto dal 1897, dove è possibile gustare diversi piatti a base di carne e il famoso panino con la porcina.

IN POCHE PAROLE
KM: 30km circa
DISLIVELLO: 302 m.
ALTITUDINEMAX: 107 m.
TIPO DI PERCORSO: anello
TEMPO: relativo

TRACCIA: https://www.wikiloc.com/hiking-trails/castello-miramare-trieste-81692487

CHIESA FORMAGGINO. La scalata alla Chiesa Formaggino in bici è stata una di quelle idee che fantastichi in silenzio ma non ti azzardi a esprimere, perché ti sembrano una follia e un vero atto di masochismo. Ma come dicevo all’inizio, LEI ci osservava dall’alto fin dal primo giorno della nostra breve vacanza triestina. Abbiamo anche provato ad andarci in macchina di notte, per ammirare il panorama stellato da lassù, ma siamo arrivati dopo la chiusura. Una guardia notturna sostava in modo abbastanza inquietante dentro un’auto vicino al cancello di accesso all’area. Noi abbiamo guardato gli orari del cartello e poi abbiamo provato a intenerire il guardiano per strappare un permesso speciale. La sua risposta: “Vale il cartello”. Categorico.

E quindi un giorno abbiamo ceduto al suo richiamo e siamo partiti un po’ a caso con l’obiettivo di raggiungerla dal centro di Trieste, in bici, perché noi siamo sostenibili (e masochisti).
Se appartenete alla categoria di ciclista PRO o sportivo-masochista-che-si-diverte-a-soffrire, è un itinerario che consiglio perché ti spacca.
Se siete schiappe in e-bike come me, assicuratevi di avere una batteria di riserva per il vostro mezzo, che si scaricherà alla prima impressionante “rampetta”: la SCALA SANTA o RAMPIGADA. Questa salitona si trova all’inizio del tragitto, con 300 metri di dislivello in soli 2km, pendenza tra il 10 e il 20%.
Bici scaricata subito, pur avendo fatto comunque fatica. Tutto il resto è stato panico e santi del paradiso.

La Chiesa è una struttura interessante, costruita in cemento armato negli anni 60 del ‘900. Il suo vero nome è Tempio nazionale a Maria Madre e Regina ed è un santuario mariano cattolico.
In ogni caso, bici o non bici, arrivare alla Chiesa Formaggino vale la pena. Da lassù infatti c’è un panorama sul golfo davvero spettacolare, che la rende una tappa quasi obbligatoria.

IN POCHE PAROLE

KM: 26 km circa
DISLIVELLO: 542 m.
ALTITUDINE MAX: 397 m.
TIPO DI PERCORSO: anello
TEMPO: relativo

TRACCIA: https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/scalata-a-chiesa-formaggino-81692987

Dopo aver esplorato la città in bici, è il momento di varcare il confine triestino e raggiungere la Slovenia. Nel prossimo articolo vi racconterò altri due imperdibili itinerari!

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