Tra carnevali e paradisi della Sardegna occidentale

(Questo viaggio è stato fatto prima dell’esistenza del Covid)

E’ un venerdì sera di agosto a Bosa, borgo della Sardegna occidentale famoso per le case colorate che si arrampicano sulla collina. Le strade brulicano di vita, suoni e gente mascherata. E’ estate, ma è carnevale.

Ovviamente quello “ufficiale” si svolge in inverno, quando nelle festa spiccano tra la folla figure vestite a lutto, incappucciate, con volto e abiti neri.
Spesso sono maschi travestiti da femmina. Rappresentano S’Attittadora, una donna che recita lamentazioni funebri. Portano in grembo un bambolotto senza arti e mendicano latte al seno dei passanti. Tutto ha un carattere goliardico e irriverente, non mancano simboli fallici e riferimenti sessuali.
Poi alla sera il mondo si capovolge, dal nero si passa al bianco e per le strade vagano le anime del carnevale morente. Cercano di Giolzi, il re di questa festa pagana, al quale aspetta una tragica fine nel falò.
Il carnevale muore e rinasce dalle proprie ceneri…così come la natura ritorna a vivere dopo l’inverno. Il clima euforico di questo rito e le allusioni alla sessualità, simboleggiano probabilmente la voglia di ritorno alla vita, di libertà.

Siccome i sardi sono festaioli, questa goliardica celebrazione ha anche una versione estiva ridotta che merita di essere vissuta.

Ma oltre i festeggiamenti del carnevale di Bosa e il suo suggestivo borgo dalle case colorate, la zona occidentale della Sardegna regala gioie naturalistiche soprattutto a chi, in estate, cerca angoli di paradiso dal mare cristallino.

Dopo aver vagabondato per la costa orientale e dopo aver fatto tappa nel cuore arido dell’entroterra sardo, abbiamo deciso di dedicare qualche giorno alla costa ovest dell’isola. Di seguito troverete le informazioni delle location che ci hanno entusiasmato di più.

Tentizzos

A circa 7km da Bosa si trova Tentizzos, detta anche Torre Argentina. Un breve sentiero tra la macchia mediterranea collega la strada principale a questa incantevole cala di roccia bianca, consumata dal mare e dal vento. La conformazione del luogo è assolutamente particolare. In alcuni punti le rocce sembrano quasi delle gigantesche onde; in altri formano delle vasche che si riempiono di acqua marina.
La roccia bianca è liscia e non particolarmente scomoda. Per chi non ama l’invadente sabbia fine, questo luogo è una meta ideale. Il fondale marino inoltre è perfetto per dedicarsi allo snorkeling.

Isola di Malu Entu, o Mal di Ventre

Il nome originario di questo isolotto disabitato è Malu Entu, poi trasformatosi in Mal di Ventre. Il mare che lo separa dalla terraferma è spesso agitato, a causa del vento, quindi forse è questo il motivo del nome.
Per raggiungere questo paradiso bisogna affittare un gommone dalla spiaggia e sperare che il mare non sia troppo mosso.
La parte orientale dell’isola di Malu Entu regala incantevoli cale dal mare cristallino e le spiagge di quarzo. In alcuni punti si sente un forte odore di zolfo, che forse proviene dal fondale sabbioso.
La parte occidentale è dominata dalla scogliera, mentre l’entroterra pianeggiante, a tratti arido e a tratti coperto da macchia mediterranea, pare sia abitato da conigli, tartarughe e uccelli, che in questo paradiso incontaminato decidono di nidificare. Sembra anche che, nei fondali del mare circostante, si trovino relitti di diverse imbarcazioni affondate a causa delle spesso avverse condizioni del mare.

S’archittu

Una scogliera di bianchissima e liscia roccia calcarea caratterizza la parte settentrionale della costa del borgo di Cuglieri. Il nome di questo luogo arriva da un arco naturale, che si trova a ridosso di una piccola e affollata spiaggetta di sabbia. Dall’arco, alto circa 15 metri, i bagnanti amano tuffarsi nel mare blu cobalto. Alcuni sonnecchiano sdraiati sulla pietra bianca, altri ancora si divertono a scoprire i meravigliosi fondali marini con maschera e boccaglio. Se si esplora un po’ la zona, ci si trova immersi in un paesaggio lunare unico e accecante.
In questa suggestiva location è stato girato, tra i tanti, anche il poco conosciuto film “L’uomo che comprò la luna” (uscito al cinema nel 2018). E’ una produzione sarda ad alto contenuto “etnico” che merita di essere vista, ma che, probabilmente, oltre alla sottoscritta può appassionare solo i nativi sardi o coloro che in quest’isola hanno lasciato il cuore.

Lasciamo la Sardegna con lo splendido spettacolo del tramonto che si tuffa nel mare…e con l’unica certezza di voler tornarci presto.

(Dedico questo articolo a Cosimo e famiglia, che ci hanno ospitati, e a Caterina, che ci ha sfamati)

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