Pantelleria, oltre il mare

Nel piccolo aeroporto di Pantelleria è esposta un’opera costruita con pezzi di imbarcazioni, sui quali sono dipinti i colori di diverse bandiere. “Al di là dei Muri e delle Frontiere”, recita la targa, dando così un bellissimo messaggio di benvenuto e di arrivederci ai viaggiatori.

Nello scorso articolo ho parlato delle suggestive cale di Pantelleria, prodigandomi in più o meno utili consigli di viaggio per affrontare con spirito wild quest’isolotto vulcanico perso nel Mediterraneo.

Quest’isola dall’anima selvaggia è però un luogo ricco di risorse, che la rendono una possibile meta anche nelle stagioni meno calde. Ecco perché.

A tutto vapore. Pantelleria è un’isola di origine vulcanica e il suo territorio porta ancora evidenti tracce delle passate eruzioni (l’ultima nel 1891) e del fuoco che ancora arde sotto la sua superficie. Per questo motivo è una destinazione ideale per gli amanti dei bagni termali e delle saune naturali. Vi sono numerosi luoghi in cui è possibile vedere fenomeni di vulcanesimo secondario, come acque calde e vapori che fuoriescono dalla terra.

Tra questi ce ne sono due che noi non abbiamo visitato: la discesa a mare Nikà (il meteo era sfavorevole), dove pare che ci siano punti in cui l’acqua in mezzo al mare è bollente, e cala Gadir (con il caldo che faceva non lo abbiamo ritenuto opportuno) dove si trovano due vasche scavate nella roccia in cui l’acqua raggiunge la temperatura di 55 gradi.

Abbiamo invece potuto godere del fascino particolare e unico di altre due “fumose” locations: il Lago Specchio di Venere e le Favare.

  • Lago Specchio di Venere

Il Lago Specchio di Venere è un lago naturale, alimentato dalle piogge e dalle sorgenti termali al suo interno, che raggiungono temperature intorno ai 40°-50° C. Si tratta del cratere di un antico vulcano; nel lato meridionale l’acqua ribolle satura di zolfo e il fondale è fatto di fango verdastro, che sembra abbia effetti benefici sulla pelle. Per questo motivo le persone se ne cospargono il corpo completamente, per poi attendere che il fango diventi secco e bianco.

Io mi sono risparmiata l’immersione nelle pozze d’acqua, che letteralmente ribolle per il calore, ma non ho potuto rinunciare al momento “beauty” nel fango… non tanto per l’obiettivo beauty, ma perché trovo molto divertente e liberatorio sporcarmi completamente come fossi un maiale in fattoria.

Quando abbiamo chiesto informazioni per raggiungere il lago, i locali ci avevano descritto uno scenario apocalittico a causa di una piccola frana che aveva chiuso il percorso. In realtà, sebbene non si potesse parcheggiare direttamente sulla spiaggetta, il lago si raggiunge tranquillamente lasciando auto o scooter in un piccolo parcheggio situato a pochi metri.

Dal lago è possibile prendere un breve sentiero tra i cactus e raggiungere la Cala dei Cinque Denti, di cui ho parlato nello scorso articolo. Probabilmente, se chiedete in loco, vi sconsiglieranno di andare a piedi…ma in realtà il sentiero è breve e per niente faticoso (massimo 20 minuti a piedi), oltre che regalare una bellissima visuale sul mare e sul lago.

  • Le Favare e la Grotta di Benikulà

Le Favare sono getti di vapore che raggiungono i 100° e che fuoriescono in modo ben visibile dalle rocce, le quali, a contatto con il gas acido e il vapore incandescente, hanno assunto un colore rossastro.
Per fare l’escursione che dalla Favara Grande porta al bagno asciutto della Grotta di Benikulà, ci siamo alzate all’alba per evitare di partire nelle ore più calde, MA, ci siamo perse cercando il punto di partenza del percorso. Cercando di evitare un’enorme buca, non ho visto il cartello che indicava la direzione (e che, tra l’altro, era scritto solo sul lato opposto) e abbiamo viaggiato diversi km nel cuore dell’isola, senza mai incontrare anima viva. Finalmente, abbiamo trovato dei coltivatori di capperi che ci hanno confermato di essere completamente fuori strada.

Così, pur essendo partite con le migliori delle intenzioni, abbiamo fatto la nostra camminata sotto un caldo da far ribollire le cervella. Il sentiero non è molto impegnativo dal punto di vista tecnico, ma il sole e il calore potrebbero renderlo particolarmente faticoso…partite prima che sorga il sole!!

La Grotta di Benikulà è una vera e propria sauna naturale racchiusa tra le rocce. Con grande stupore, nonostante fosse agosto e le temperature fossero torride, turisti in costume e infradito si erano comunque appostati all’interno per godere dei benefici (che magari sono più benefici in un’altra stagione) dei vapori caldi che escono dalla pietra.
Io ho pensato che la quantità di sudore che avevo riversato fosse sufficiente per evitarmi la sauna e poter comunque affermare: “Ehi, oggi ho sudato, sono una persona migliore”.

Al di là dei muri e delle frontiere.

Quello che mi rimarrà sempre nel cuore di Pantelleria sono i tramonti sul mare, quel mare che ci dava il buongiorno e la buonanotte con il suono delle onde. Il nostro dammuso, posizionato sulla costa ovest, ci ha permesso di ammirare i più bei tramonti che io abbia visto nella mia vita. Il sole rosso colorava tutto di rosa e sprofondava nell’orizzonte infinito. Al di là del mare, la Tunisia a volte si scorgeva appena.

Quando il sole se ne andava, la notte lasciava il ruolo di protagonista a una miriade di stelle che, senza inquinamento luminoso, si riuscivano vedere nitidamente nel loro splendore.

Io mi sdraiavo a pancia insù sul muretto di fronte casa, immersa nel buio, e cercavo di riempirmi di quel cielo stellato la mente. Il suono delle onde era una specie di ninnananna, interrotta soltanto dai versi strazianti e inquietanti di alcuni volatili (che poi ho scoperto chiamarsi berte), che sembra abbiano dato origine al mito delle sirene.

In questo remoto angolo del nostro bel paese, davvero ci si sente al di là dei muri e delle frontiere.

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