Beni beniu in Sardegna

Nel 1991 avevo 8 anni. Ad eccezione delle gite in montagna in Val d’Aosta e in Trentino, non mi ero mai mossa dalla Liguria. Però avevo imparato a cantare “Spunta la luna dal monte”, canzone presentata quell’anno a Sanremo e per la quale mia madre andava matta.

In sos muntonarzos, sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende
in mesu a sa zente, in mesu
a s’istrada dimandende;
Sa vida s’ischidat pranghende
bois fizos ‘e niunu
in sos annos irmenticados
tue n’dhas solu chimbantunu
ma paren’chent’annos

Non mi ricordo cosa ho mangiato ieri, ma ancora adesso so cantare questo pezzo. I Tazenda, cantando di un bucolico paesaggio lunare e di bambini “disadattati” per le strade, mi introducevano al magico mondo della Sardegna.
Quest’isola l’ho scoperta solo diversi anni dopo, durante un vero e proprio road trip in più riprese. Ho lasciato un pezzetto del mio cuore ligure tra i “volti di pietra e le strade di fango”, ma soprattutto tra le onde di un mare caraibico.

La Sardegna è immensa, non solo per la vastità della sua superficie e della costa, ma anche per la varietà di angoli preziosi da scoprire. Potendo disporre di un mezzo di locomozione, a due o quattro ruote, le possibilità di esplorazione tendono all’infinito.
Quest’isola non è fatta solo di località balneari affollate e vip, come comunemente si pensa. Vi sono angoli di paradiso meno conosciuti, più discreti, in cui regna la pace; c’è anche un entroterra che, per quanto brullo sia, è ricco di storia e cultura.
Visto il mio amore infantile per i Tazenda e il discreto numero di luoghi visitati durante i miei viaggi, a questa terra ho deciso di dedicare più articoletti.

La Sardegna è alla portata di tutti, sia dei viaggiatori alla ricerca di immobile relax, sia per gli amanti della vacanza in costante movimento.

Nella cartina qui a fianco (o qui sopra, a seconda del dispositivo che usate per leggere) ci sono tanti cuoricini, che corrispondono alle località che ho visitato durante le mie diverse peregrinazioni sarde.

Il mio primo viaggio on the road in Sardegna, fatto in compagnia di un amico di vecchia data, ha avuto inizio a Porto Torres, dopo aver trascorso la notte arenati sul divano della hall del traghetto, cullati da un neomelodico piano bar.

Questa è la prima foto degna di nota, anche se non ha a che fare con panorami di spiagge caraibiche. E’ invece un po’ il simbolo della vacanza “rock n roll”, organizzata al minimo sindacale e un po’ scomoda. Questa foto parla di avventura, ma anche di amicizia. E’ la conseguenza di un tentativo di risparmio, che ci ha fatto optare per un alloggio dotato di una stanza unica in mezzo alla brughiera di Palau.
Perché tanto tra amici si può fare…
ma poi scopri che c’è qualcuno che russa
e tu non hai i tappi
e che proprio non si può chiudere occhio
e allora devi scegliere:
o una soluzione punk drastica (il materasso nel bagno)
o la brughiera

Io ho scelto la prima opzione, sperando che non ci fosse bisogno del bagno.

Palau è stata la nostra base per i primi due giorni sardi. Purtroppo il vento soffiava spietato e gelido, che manco fossimo in autunno. Ho dovuto perfino comprarmi un maglione, in quanto ero stranamente stata ottimista e nella valigia avevo messo solo un outfit puramente estivo.
Da Palau, attraverso un traghetto che trasporta anche veicoli, è possibile raggiungere le prime due meraviglie sarde: le isole di La Maddalena e Caprera. La prima è più vip e antropizzata, la seconda è più selvaggia e ribelle. Noi abbiamo optato per la seconda.

CAPRERA, in to the wild. Caprera è la sorella selvaggia della Maddalena. Le due isole sono collegate da un ponte. E’ un’area completamente protetta, suddivisibile in due zone: la parte orientale, riserva e parco naturale difficilmente praticabile a causa della morfologia della sua costa rocciosa, e la parte occidentale, più pianeggiante e verdeggiante. Paradisiache calette e scogliere a strapiombo sul mare caratterizzano questo isolotto dall’anima wild.

I locali sanno bene che bisogna scegliere le spiagge in base al vento. Noi siamo andati un po’ “random”, sia perché come al solito siamo stati lenti nella partenza, sia perché la disorganizzazione ci contraddistingue. Scegliendo a caso abbiamo trovato una bellissima cala, con rocce color caramello e sabbia finissima…ma a causa del vento tale sabbia finissima ha brutalmente cercato di penetrare tutti i pori della nostra pelle, nonché tutti gli orifizi del nostro corpo, costringendoci alla fuga dopo qualche ora. Per fortuna abbiamo potuto rifugiarci in un chioschetto immerso nel verde, bevendo un’Ichnusa consolatoria.

Per gli amanti del trekking, l’isola offre diversi itinerari che si possono percorrere a piedi. Io mi sarei anche cimentata, ma sono stata bloccata da un “controllore dei sentieri” che giustamente mi ha sconsigliato di intraprendere l’avventura in Birkenstock. Per tale motivo ho aggiunto questa meta al mio “libretto dei luoghi dove tornare più attrezzata”, che vanta già una lunghissima lista.

Da Caprera il nostro viaggio è proseguito a sud per scoprire le gioie e le bellezze della costa orientale sarda, di cui parlerò nel prossimo articolo!

(Dedico questo articolo al mio compagno di avventure Rafa)

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