Siracusa, l’isola nell’isola

Dopo il benvenuto sciamanico di Catania e l’escursione sull’Etna, senza riposo alcuno ci siamo catapultate a Siracusa. L’isolotto di Ortigia, il centro storico della città, è stato infatti la nostra base per scoprire il magico mondo del barocco siciliano del sud-est della regione.

C’è una data che ha segnato l’inizio del destino barocco di quest’area della Sicilia: il 1693. Nel gennaio di quell’anno, infatti, un grande terremoto spianò tutto, nel senso che distrusse proprio intere città. Fu proprio la ricostruzione post terremoto, finanziata dalla Chiesa e dalla nobiltà, a regalare un volto nuovo alla Val di Noto, un volto talmente bello da diventare Patrimonio Unesco.

Non sempre da una catastrofe naturale rimangono solo macerie, sembra raccontarci questa terra. Quasi prende la forma di una metafora: ci può essere una rinascita, dopo un periodo buio. E la Sicilia sud orientale rinacque sotto forma di una perla dall’alto valore artistico e culturale.

Siracusa. La prima cosa da considerare quando si va a Siracusa sono le regole di accesso a Ortigia, collegata alla terraferma da due ponti accessibili solo in alcune fasce orarie. Inoltre la maggior parte delle vie cittadine fanno parte di un’estesa zona ZTL e, neanche a dirlo, la maggior parte dei parcheggi sull’isola è a pagamento. Le soluzioni quindi sono tre:
UNO- Lasciare la macchina fuori da Ortigia.
DUE- Parcheggiare a Ortigia e pagare il parcheggio.
TRE- Fare amicizia con il parcheggiatore abusivo dell’unico parcheggio teoricamente non a pagamento, che si trova proprio all’ingresso dell’isola.
Noi abbiamo optato per la terza opzione e, alla modica cifra di 2 euro al giorno, abbiamo potuto sostare a Ortigia senza neanche aspettare molto per trovare parcheggio. Servizio alla clientela ineccepibile.

A Siracusa ho lasciato un pezzettino di cuore. Ortigia è un piccolo gioiello, con le deliziose viuzze e le piazze barocche, gli incantevoli scorci sul mare e i vicoli dell’antico quartiere ebraico (la Giudecca) nei quali è bello perdersi.
Visitare Siracusa è come fare una passeggiata tra epoche diverse della storia, che spesso si fondono nelle architetture.

Il periodo greco è rappresentato dal Tempio di Atena, di Apollo e dal suggestivo Teatro Greco, situato all’interno del meraviglioso Parco Archeologico delle Neapolis.
Il mito si respira ammirando la Fonte Aretusa, alimentata da una delle tante falde freatiche del suolo siracusano, ricordandoci di quanto le coste del nostro Sud siano ricche di storie e leggende antiche.

L’origine della fonte si attribuisce a un amore non corrisposto: Alfeo, il figlio del dio Oceano, si innamorò perdutamente della ninfa Aretusa, che invece non voleva proprio saperne. Stanca di fuggire dalle avance del suo spasimante, Aretusa chiese aiuto alla Dea Artemide, la quale la trasformò nella famosa fonte. Alfeo, per non rinunciare alla sua ossessione amorosa, chiese anch’esso aiuto alle divinità e si fece trasformare in un fiume per ricongiungersi in eterno con la sua amata, lasciandola in qualche modo senza via di scampo…. un po’ come nelle moderne storie di stalking insomma. 🙂

Del periodo Svevo ci parla il Castello Maniace affacciato sul mare, fondato dal comandante bizantino Giorgio Maniace e poi trasformato da Federico II nel 1232. La particolarità del Castello federiciano, uno dei tanti in Sicilia, è che pur avendo avuto in teoria uno scopo difensivo, sembra non siano presenti elementi che ne testimonino l’uso militaristico: manca ad esempio la piazza d’armi, catapulte e le torri non sembrano idonee a questo scopo.

E infine c’è il barocco, di cui la più grande rappresentazione è data dagli edifici nella piazza del Duomo e dalla cattedrale stessa, costruita inglobando i resti del Tempio dorico di Atena e di una chiesa normanna. Nella piazza si affaccia la Chiesa barocca Santa Lucia alla Badia, in cui si può vedere il quadro “Il seppellimento di Santa Lucia” di Caravaggio.
La pietra calcarea color crema di giorno si accende con il sole, diventando quasi accecante, mentre di notte gli edifici si colorano di un tocco romantico alla luce dei lampioni.

Le piazze di Ortigia sembrano fatte apposta per riempirsi di bellezza, sorseggiando un caffè e degustando un cannolo siciliano seduti in uno dei tanti bar. A uno di quei tavoli ho avuto l’onore di incontrare Mimmo Lucano, per me davvero una celebrity degna di nota.

Alloggiare a Ortigia è un’ottima soluzione per poter visitare in giornata le altre cittadine barocche della Val di Noto (clicca per leggere l’articolo), tornare alla base e lanciarsi nella vita sociale siracusana. Ecco, di questa parte però non posso parlare, perché la nostra “vacanza zitella” si è dedicata più alla full immersion artistico-culturale… che ci faceva precipitare senza sensi tra le lenzuola subito dopo aver cenato (cenato sempre degnamente però!).

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