Se ne è andato l’arrotino! A piedi tra i borghi fantasma della Val Verdassa

«Signorina, stia attenta…in mezzo a quei massi ci possono essere dei serpenti!».
Mi pietrifico, restando con una gamba sollevata in osservazione, consapevole del fatto che sotto il caldo sole di agosto questo avvertimento non era poi così campato in aria. Era una signora anziana spuntata dal nulla a parlare, raggiunta poi da altri abitanti della borgata semidisabitata; silenziosi come fantasmi si erano avvicinati incuriositi dalla presenza di forestieri in esplorazione.

Stavo vagando tra i ruderi di Monteu, durante una passeggiata alla scoperta dei villaggi abbandonati della Val Verdassa. Questo vallone, chiamato anche Codebiollo, si trova in Piemonte e sbocca al termine della Val Soana, separando i territori dei comuni di Ingria e Frassinetto.
Stavo cercando la vecchia scuolina, che chiuse i battenti già negli anni 60 e nella quale dovrebbero essere ancora conservati gli antichi arredi. Ma niente da fare, tutto chiuso e ben sigillato. Sono riuscita solo a intravedere, sbirciando attraverso una finestrella sporca, l’alloggio dove viveva all’epoca la maestra, situato a fianco della piccola chiesetta del paese dedicata a Sant’Antonio da Padova.
In passato Monteu era la località più importante della valle e intorno agli anni 50 contava ben 158 residenti. Adesso il borgo è per lo più formato da macerie, tra le quali spunta qualche abitazione rimessa a nuovo per essere sfruttata nella bella stagione dai villeggianti in fuga dal trambusto della “civiltà”.

Monteu è solo una delle “borgate fantasma” della zona, che proprio per questo motivo, a mio parere, possiede un grande fascino. Al di là della camminata escursionistica nella natura di questo vallone impervio, è interessante scoprire la storia di questi luoghi ormai avvolti dal silenzio dell’abbandono.

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo tutte le tappe del percorso, tenendo conto che non c’è un unico itinerario possibile, ma si può scegliere da dove partire.

Partendo dalla località Belvedere (mt.728), vicino a Ingria, e arrivando alla sperduta frazione di Beirassa, si fanno ridendo e scherzando 800 mt di dislivello complessivo e si possono impiegare circa 5 ore camminando lungo una mulattiera non sempre ben messa.
L’alternativa che abbiamo scelto noi, a causa del tempo limitato a disposizione, è stata partire dalla località Mulen del Sòli, poco più a nord di Frassinetto, e percorrere a piedi solo una parte del percorso (Querio, Monteu, Beirassa) per poi tornare indietro, riprendere la macchina e avvicinarci a Bech e Beitasso (in questo caso il tour dura poco più di 2 ore).

Dalla località Mulen del Sòli abbiamo imboccato il sentiero che poco più avanti incrocia una deviazione in salita verso la prima suggestiva tappa: Querio.
Questa piccola borgata, che si arrampica sul pendio a 1.300 mt. e che un tempo era molto popolosa, è completamente abbandonata dagli anni 60. Le abitazioni sono in parte crollate e la vegetazione ne ha preso possesso. Pare che questo insediamento fosse già abitato dal XIII- XIV secolo, per poi espandersi nei secoli successivi.
Percorriamo il sentiero pieno di ortiche che si addentra nel borgo e cerchiamo di immaginare come doveva essere difficile la vita quassù.

La caratteristica degli abitanti di Querio, ma anche della vicina Monteu, era quella di dedicarsi al mestiere dell’arrotino. Da queste località sperdute, gli uomini partivano verso altre località del Piemonte, della Lombardia e della Liguria, lavorando in maniera ambulante, da paese in paese con la mola a spalle. Spesso erano ospitati da famiglie di riferimento per le quali affilavano gli attrezzi da taglio. Con la fine dell’inverno, gli arrotini facevano rientro a casa per potersi dedicare ai lavori agricoli.
Pare che gli arrotini, come accadeva tra altri artigiani della Valle Orco e Soana, avessero sviluppato un loro linguaggio, volutamente reso non comprensibile ad altre persone.

Tornando indietro per il ripido sentiero, si imbocca di nuovo la strada principale che conduce alla sopracitata Monteu. Un tempo questo borgo era collegato a Frassinetto solo da una mulattiera, che in caso di condizioni meteo sfavorevoli risultava pericolosa, anche perché attraversava dei torrenti. Per questo motivo le due frazioni di Querio e Frassinetto chiesero la separazione dal comune di Frassinetto, in favore di Ingria. Separazione che ottennero solo nel 1950.

Proseguendo lungo la via principale, si incontra il villaggio di Beirasso dove, nel silenzio assoluto dell’abbandono, giacciono la chiesa di San Lorenzo e il Cimitero di Codebiollo. Entrando nel piccolo cimitero, hanno attirato particolarmente la mia attenzione (oltre le numerose tombe di feti e bambini) le fotografie antiche delle tombe, soprattutto quelle delle donne.
Rigide, austere, senza il minimo accenno di sorriso. Da quelle espressioni traspare tutta la durezza della vita di allora; non c’era motivo di sorridere neanche di fronte a un obiettivo fotografico. D’altronde poi, forse, sapevano che queste fotografie sarebbero finite sulla tomba.
Niente a che vedere con le nostre tombe moderne, che mostrano immagini luminose, di persone sorridenti.
In quell’atmosfera tetra e quasi irreale non ho avuto il coraggio di scattare neanche una foto…anzi…ad essere sincera ci ho provato, ma non sono venute e poi a un certo punto un ramo mi ha toccato la spalla e, suggestionata, sono fuggita a gambe levate.
Atmosfera horror a parte, questo cimitero è comunque una piccola perla da vedere.

A pochi chilometri di distanza in linea d’aria da Beirasso, si trova la frazione di Bettassa, anch’essa ormai abbandonata, dove sorge la Chiesa di Santa Libera, eretta nel 1764. Poco distante da qui, si incontra Bech, “Lu pais dli Ruga”, recita una targa in legno che indica anche l’ecomuseo e il bivacco Valverdassa.
Lu Ruga non è altro che lo stagnino, il mestiere itinerante svolto dagli uomini di queste borgate, che costituiva l’unico modo di dare alla famiglia una vita dignitosa, vista l’asprezza di questi luoghi.
Anche gli stagnini, così come gli arrotini, si dirigevano verso il basso Piemonte e la Lombardia, prendevano una stanza in affitto nei luoghi in cui si fermavano per lavorare nella riparazione o per stagnare “ancurentar”, pentole e pentolini di rame. Sceglievano un angolo del paese e lo allestivano come fucina temporanea.

Il piccolo ecomuseo mette in luce e valorizza la storia degli ex abitanti di questo borgo, che rispetto agli altri sembra il più “vivo”. Anche qui, a fianco dei vecchi ruderi convivono abitazioni rimesse a nuovo e abitate.
La presenza di un piccolo bivacco, proprietà dell’associazione Amici di Beirasso, offre al visitatore di passaggio la possibilità di soggiornare in questo luogo immerso nel silenzio e dimenticare così la frenesia della vita cittadina, dedicandosi magari all’esplorazione di questo territorio ricco di itinerari escursionistici.
Sì, perché al di là dell’itinerario tra gli antichi borghi abbandonati, le mete possibili tra il comune di Ingria e si Frassinetto sono tante e per tutti i livelli di difficoltà…non ci resta che continuare ad esplorare!

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