Dopo aver esplorato le più belle spiagge e cale della costa est del Salento e avere toccato il punto più orientale della nostra penisola, il viaggio prosegue verso sud alla ricerca delle più suggestive località marine… lì dove le acque dell’Adriatico diventano Ionio.
Partiamo da Porto Badisco e la sua baia.
Baia di Porto Badisco
La Baia di Porto Badisco è un’insenatura della costa tanto piccola quanto ricercata, pertanto a seconda del periodo potrebbe essere davvero molto affollata.
La vera e propria spiaggia è larga 500 metri; tutto intorno ci sono scogli (dai quali comunque è abbastanza semplice scendere) e macchia mediterranea, con abbondante quantità di fichi d’India.
Sappiamo che le località costiere del sud Italia, come per esempio il Cilento, sono spesso legate al racconto mitologico. Si narra che proprio a Porto Badisco sbarcò Enea dopo essere fuggito da Troia; al di là del mito, questo luogo custodisce tracce dell’uomo Paleolitico, che si possono vedere nella Grotta dei Cervi (che io però purtroppo non ho avuto modo di visitare).



Porto Miggiano e la Cala dei Cento Gradini
Poco più a sud si incontra Porto Miggiano e la celebre Cala dei Cento Gradini, chiamata così proprio perché per raggiungerla bisogna percorrere una scalinata non proprio breve (saranno davvero 100 i gradini?). Se pensate che le scale possano fare passare la voglia ai bagnanti e di trovare quindi una cala deserta, vi sbagliate. La spiaggetta, racchiusa da alte e suggestive pareti rocciose, è molto bella, ambita e….molto piccola, quindi in alta stagione si sta necessariamente stretti o appollaiati sulle rocce. Il mio consiglio è di posare il bagaglio e buttarsi in mare, perché l’acqua è stupenda e di certo si sta più larghi.
Porto Miggiano è una località molto vicina alla rinomata località turistica di Santa Cesarea Terme; un’antica e particolare torre controllava la costa e comunicava probabilmente con quelle di Santa Cesarea e Castro.
Spiaggia della Grotta Verde
La Grotta Verde è senza dubbio il luogo più straordinario che ho visto in questo viaggio. Si trova a Marina di Andrano, a sud di Castro, e si presenta a primo sguardo come un posto che non ha niente di eccezionale: solo mare e scomode rocce appuntite.
Però, se ci si ti tuffa e ci si addentra nella grotta, nonostante gli stretti passaggi e il buio…si va incontro a un vero e proprio spettacolo della natura.
Sotto la parete rocciosa, quasi completamente chiusa, c’è una sorta di piscina naturale. Le aperture della roccia che ci sono sul fondo, fanno sì che la luce del sole riesca in parte ad entrare: riflettendosi sull’acqua presente all’interno, di colore verde e cobalto, viene proiettata una luce verde sulle pareti interne della grotta. Si resta davvero a bocca aperta e risulta impossibile rendere l’effetto in una foto.
Attenzione però, per vedere questo gioco di luci e colori, bisogna andare nella grotta al mattino.
Piscina naturale di Marina di Serra
A proposito di piscine naturali, se ne trova una anche a Marina di Serra, piccolo centro del comune di Tricase. Si tratta di una piccola porzione di mare cristallino, a forma di mezzaluna, racchiuso tra pareti rocciose levigate dall’azione del vento e del mare.
Non c’è sabbia, solo roccia e sembra proprio di stare a bordo di una piscina, anche per la presenza di un bar che potrebbe mettere musica ad alto volume. Il luogo è molto particolare e bello, ma non vi aspettate di trovare un angolo incontaminato perché in alta stagione è preso d’assalto.
Le spiagge caraibiche della costa ionica.
E’ venuto il momento di parlare delle caraibiche spiagge della costa ionica del Salento. Ho deciso di accorparle in un unico trafiletto perché questo tratto costiero è caratterizzato fondamentalmente da spiagge ampie, lunghe e sabbiose, con un mare davvero cristallino, che non ha niente da invidiare ai Caraibi.
Facciamo il giro del tacco dello stivale a Santa Maria di Leuca e risaliamo verso nord.
La prima rinomata spiaggia che si incontra è quella di Pescoluse, chiamata la Maldive del Salento. Sabbia bianca finissima, fondali bassi, mare trasparente. E che vuoi di più? Adesso mi dovete scusare, ma io qui non sono proprio riuscita a fermarmi: nonostante l’ampia spiaggia, c’era talmente tanta gente, tra stabilimenti balneari e libera, che neanche si riusciva a vedere dove si calpestava terra. Invivibile. Ma sono certa che senza questo eccesso di umanità sarà di certo un luogo incantevole.
Più a nord, in prossimità del Parco regionale Isola di Sant’Andrea, c’è la spiaggia di Punta della Suina. Il nome arriva dalla particolare sporgenza del litorale, che si allunga fino quasi a toccare un basso isolotto. Io in realtà non ho notato particolari somiglianze con un maiale.
Qui, nonostante la presenza di alcuni stabilimenti balneari, l’atmosfera è un po’ più naturale e selvaggia. I tratti sabbiosi si alternano a tratti con roccia bassa e rendono questo tratto di costa meno monotona.
Punta della Suina fa parte delle località balneari del golfo di Gallipoli. Insieme a quest’ultima, altre rinomate spiagge sono quelle di Punta Pizzo, Baia Verde e Lido San Giovanni.
Gallipoli, conosciuta come perla del Salento, è una graziosa cittadina dal vasto patrimonio storico e architettonico. Purtroppo, per motivi di tempo e di sovraffollamento, non ho potuto visitarla bene ma mi sono limitata a perdermi per le sue stradine e fare un aperitivo vista mare.
Il vero ombelico del mondo del Salento è però il litorale nei pressi di Porto Cesareo, un posto dove le persone vanno per sentirsi davvero fighe. Non sto qui a fare l’elenco delle numerose e prestigiose spiagge della zona, perché tanto non ci sono stata. Ho solo passato una giornata nella spiaggia di Torre Lapillo.
Al di là del fatto che io non sono amante della costa bassa e sabbiosa, questo tratto costiero, per i miei gusti personali, è davvero tanto e troppo umanizzato: stabilimenti balneari lussuosi, musica, animazione.
Presicce e i frantoi ipogei
Per esplorare la costa ionica del Salento, ho usato come “punto base” una cittadina che sulla costa non è: Presicce. Per l’esattezza ho soggiornato nelle campagne poco fuori dal centro, in una casa piena di gechi che mi terrorizzavano durante la notte con le loro scorribande.
Presicce è un piccolo e grazioso borgo, lontano dalla confusione delle località di mare. Un suo tesoro, che merita di essere visitato, sono i frantoi ipogei, ovvero sotterranei. Il sottosuolo di Presicce conserva ben 23 frantoi, di cui 16 visitabili e 8 collegati tra loro da un dedalo di cunicoli sotterranei.
In queste grotte si lavoravano le olive per produrre olio lampante, il quale veniva esportato in tutta Europa, almeno fino al 1800. Si parla di olio lampante e non si olio per uso alimentare, perché quest’ultimo era un bene molto prezioso e riservato solo a pochissime persone: era infatti il primo olio che si ricavava dalla macinazione delle olive, che veniva dato al proprietario del frantoio. Solo in un secondo momento, dalla macinazione a pietra delle olive si otteneva un olio più acido e non commestibile, che veniva così utilizzato per illuminare le strade delle grandi capitali europee.
Inutile dire che il lavoro in questi frantoi era durissimo ed estenuante; solitamente veniva svolto da marinai, poiché erano abituati a vivere in ambienti stretti. Condividevano lo spazio e la vita con gli asini o i muli, che mettevano in moto la macina per la molitura, e uscivano di rado. Nella roccia erano ricavate anche delle “cuccette” nelle quali potevano riposare a turno.
Ma perché, vi chiederete, i frantoi venivano scavati sotto terra invece che costruiti al di sopra? Principalmente perché era più economico ricavare un ambiente scavando; tra l’altro la tradizione di scavarli nella roccia è molto antica e si fa risalire ai monaci greci, i primi che introdussero in questi luoghi la coltivazione della vite e dell’oliva.
Un secondo motivo è una questione di microclima: la temperatura costante delle grotte, intorno ai 18 gradi, impediva alle olive di ammuffire o di rovinarsi a causa degli sbalzi di temperatura.
Per il momento, il mio viaggio tra le bellezze del Salento finisce qui, consapevole che tanta Puglia mi resta ancora da scoprire!
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