Cuggine: la memoria di pietra di un borgo abbandonato

In Italia si trovano tantissimi borghi abbandonati, che attraverso i resti decadenti delle architetture di un tempo, spesso inghiottite dalla vegetazione selvaggia, ci parlano silenziosamente di un passato lontano.

Il fascino di questi luoghi perduti nella memoria mi ha sempre conquistata. Avevo già parlato su questo blog degli antichi borghi degli arrotini della Val Verdassa in Piemonte e di Craco, la città fantasma più conosciuta della Basilicata.

Recentemente, durante una breve vacanza in Val d’Ossola, di cui ho parlato nello scorso articolo, mi sono per caso ritrovata ad esplorare una borgata disabitata molto particolare: Cuggine.

Avvolto nel silenzio del bosco, tra Baceno e Croveo, graziosi paesini della Valle Antigorio, riposano le case abbandonate di questo antichissimo abitato.
Si tratta di una manciata di edifici in pietra, di cui non si riescono a reperire molte informazioni. Secondo alcuni studi, probabilmente Cuggine già nel X secolo era un luogo di servizio e di transito di merci.
In particolare, sembra aver avuto un ruolo importante tra il XIII e il XVII secolo, come punto di sosta delle carovane dei mercanti impegnati nella traversata delle Alpi, tra Milano e Berna.
Nel Seicento le epidemie di peste decimarono la popolazione e il borgo perse di importanza, anche a causa della nuova “via del Sempione”. Piano piano quindi iniziò a spopolarsi e ad essere lasciato definitivamente.


Oggi la natura si è in parte impossessata delle pericolanti strutture in pietra, esempi di architettura tradizionale Ossolana. Chissà chi ci viveva, chissà a chi appartengono; probabilmente, se esiste qualche proprietario di queste case, passate da generazione in generazione, sa bene che per renderle agibili ci vorrebbe un importante investimento.
Quindi tutto tace, resta fermo e immutato.

Qualche volenteroso abitante della zona ha dato un po’ una ripulita alle stradine del borgo, tra le quali si può ancora passeggiare respirando l’aria di mistero che lo avvolge. Tutto è di pietra, ma una pietra che nel suo silenzio parla. Lo fa attraverso i numerosi dettagli decorativi, incisioni e sculture, che popolano le mura di questi antichi edifici e che si manifestano solo allo sguardo più attento.

Sulla pietra appaiono sagome di rospi e rane, che sono considerati un simbolo di fecondità e fortuna, ma anche animali alleati delle streghe, la persecuzione delle quali fu viva in questa zona.

In prossimità di un sottoportico che probabilmente era un punto di passaggio e riscossione di pedaggio, c’è un edificio sul quale sono particolarmente visibili varie figure scolpite in bassorilievo nella pietra.
Sul portale principale è incisa la scritta 1582, data che indicherebbe l’anno in cui l’architrave è stato inserito nel muro. In mezzo alle cifre della data si scorge un fiore in rilievo (forse un ranuncolo, simbolo di prosperità?).
Sui lati della porta, si possono notare altre sagome: una figura antropomorfa, simile a un bambino, e una scultura che sembra raffigurare un volto di profilo, con indosso una sorta di elmo o di cappello con piuma. Questa casa dovrebbe essere del cinquecento, ma costruita su resti molto più antichi. Probabilmente era la struttura più importante dell’abitato, a giudicare dalle dimensioni e dalla quantità di decori ancora presenti.
Sulla stessa facciata, infatti, si trovano i rilievi dei rospi.

Al di là di un’incisione cruciforme, sicuramente più recente, la maggior parte dei simboli hanno origine pagana. Non si conosce il significato di queste rappresentazioni, si possono fare perciò solo supposizioni: probabilmente queste figure avevano funzione apotropaica, ovvero quella di tenere lontano il male, o di buon auspicio.

La pietra quindi resiste al passare del tempo, alla decadenza, e conserva antichi significati che rimangono in qualche modo eterni.

Ad oggi non ci sono progetti per il recupero e la valorizzazione di questo antico paese di pietra. Alcuni abitanti di Croveo e Baceno sperano in qualche aiuto “dall’alto”, qualche investimento per poter far rivivere Cuggine, magari creando uno spazio di aggregazione sociale e diffusione culturale.

Di certo, conoscere qualcosa di più sull’origine e la storia di questo luogo sarebbe interessante. Per il resto, a me personalmente i borghi abbandonati piacciono così come sono, testimonianze mute di un passato lontano, in cui la modernità non può sopravvivere.

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Per vedere più foto e conoscere maggiori particolari su Cuggine, rimando all’articolo di questo blog: https://iraccontidelviandante.wordpress.com/2016/05/19/cuggine-luogo-di-simboli-e-mistero/




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