Lasciato Aliano, continuiamo a navigare nel bianco mare dei calanchi lucani, arida distesa di argilla apparentemente priva di confini, senza quasi mai incrociare anima viva su quattro ruote. L’entroterra della Basilicata è davvero il paradiso per chi vuole evitare le grandi mete del turismo di massa.
La nostra destinazione è Craco, il paese “fantasma” più popolare della Lucania. In queste terre ce ne sono diversi, di paesi abbandonati, ma Craco a quanto pare li supera tutti in fascino e bellezza. Si presenta alla vista, da lontano, come una roccaforte medievale che resiste, sfidando la gravità, sulla precarietà di un colle di argilla.

D’altronde, in Basilicata la maggior parte dei paesi si erge su piccole alture, sovrastando grandi quantità di terre semideserte.
Carlo Levi, descrivendo Grassano (località in cui visse prima di essere confinato ad Aliano), scrisse:
“Grassano, come tutti i paesi di qui, è bianco, in cima ad un alto colle desolato, come una piccola Gerusalemme immaginaria, nella solitudine di un deserto“.
Questa bellissima immagine si può applicare a tutte le borgate arroccate dell’entroterra della Basilicata.
Nel corso della sua storia, a Craco passarono greci, bizantini, normanni; fu un importante centro strategico-militare durante il regno di Federico II e raggiunse il suo massimo splendore a partire dal Medioevo.
Nel 1963 una frana, provocata probabilmente da alcuni lavori di scavo per le fognature, iniziò a minare la stabilità delle sua fondamenta, che iniziarono a “scivolare giù” provocando dei crolli. Alcuni abitanti lasciarono le proprie case per trasferirsi più a valle.
Il colpo di grazia lo diedero altri due eventi successivi, ovvero un’alluvione nel ’72 e un terremoto nel 1980. Craco non era più un luogo sicuro e pertanto la popolazione fu costretta ad abbandonarlo definitivamente per trasferirsi in un insediamento che ha preso il nome di Craco Peschiera.
Tra il 1972 e gli anni ’80 diventò a tutti gli effetti un borgo fantasma.
Nonostante la sua condizione di precarietà, La Craco Vecchia esiste ancora, resiste e ci parla ancora della bellezza del suo passato: lo fa attraverso le mura un po’ decadenti delle sue case di pietra, dei palazzi signorili, delle chiese. Nella parte alta della cittadina, la torre normanna, svetta con i suoi 20 metri di altezza su un panorama mozzafiato che arriva fino al mare e alla Calabria.
E’ forse proprio il suo volto di borgo abbandonato ad aver donato a questo luogo un fascino tale da essere scelto come location per importanti film (La lupa, Cristo si è fermato a Eboli, Basilicata coast to coast), serie tv, telenovele, videoclip e pubblicità.







Nel 2010 Craco è entrato nella lista dei monumenti da salvaguardare redatta dalla World Monuments Fund e, successivamente, è stato messo in sicurezza e reso visitabile esclusivamente attraverso tour guidati muniti di caschetto (consigliate scarpe comode e riserva di acqua).
Dopo alcuni anni di chiusura per motivi di restauro, dal marzo 2023 ha aperto di nuovo le sue porte ai visitatori che, sempre in numero maggiore, si spingono in questo angolo di mondo per vivere l’esperienza di passeggiare tra le macerie e il silenzio di questo paese fantasma, immaginando la vita di un tempo.
La sua porta di accesso è il MEC, Museo Emozionale di Craco, situato negli spazi dell’antico monastero di San Pietro dei Frati Minori. E’ possibile acquistare i biglietti in loco o, soprattutto in alta stagione, si può prenotare la visita guidata direttamente sul sito della cooperativa Oltre l’Arte, la stessa che gestisce diverse chiese rupestri di Matera,
Per quanto mi riguarda, ho scoperto l’esistenza di Craco attraverso un servizio in televisione di qualche anno fa. Da quel giorno ho sognato di poterlo visitare e devo dire che l’esperienza non ha deluso le mie aspettative. Come scrissi già in un articolo di tanto tempo fa, non sempre dopo una catastrofe rimangono solo macerie: ci può essere una rinascita, seppur con altra forma…e Craco oggi rivive con tutta la sua bellezza.
(E grazie a chi lo ha reso possibile)
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