Restare umili in un posto figo: hike a San Fruttuoso

L’outfit è importante.
Percorrendo l’itinerario che porta da San Rocco di Camogli a San Fruttuoso, ho visto camminatori di ogni genere: adolescenti vestiti da rapper, ragazzine con tutina bianca e trucco perfetto, signore con borsetta griffata (poi infilata al collo nei punti più critici in cui le mani servono per tenersi alle catene), famiglie con bambini e cagnolini da salotto, ometti in mocassini e camicia di lino, ragazzi in (solo) mutande e addirittura uno con un pappagallino sulla spalla (che all’inizio pensavo fosse un’allucinazione da fatica).

Non ci sarebbe niente di male se si stesse passeggiando sul lungomare di Camogli, ma qui si sta parlando di un’escursione abbastanza impegnativa, con un discreto dislivello (circa 1.000 mt di dislivello totali). Non si tratta di un sentiero lineare, ma di un susseguirsi di rocce, radici, con tratti in cui bisogna un po’ arrampicarsi e tratti espositi in cui si procede con l’aiuto di catene. Non siamo al livello di una ferrata per carità, ma prendendolo alla leggera ci si può fare davvero male.

Dopo questa introduzione moralista e allarmista, mi accingo a dire che il percorso è stupendo e assolutamente panoramico. In diversi punti sarà obbligatorio fermarsi per ammirare il panorama a picco sul mare. D’altronde siamo nel Parco Naturale Regionale di Portofino, una perla naturalistica della Liguria. Ma bisogna affrontarlo con umiltà.

Sinceramente anche io avevo avevo sottovalutato la questione fatica, tenendo conto del dislivello solo per l’andata; infatti è molto diverso da quello che succede comunemente in montagna, dove una volta che si raggiunge la vetta, poi c’è la discesa. Siccome questo percorso è fatto di continui saliscendi, una volta arrivati alla meta, si torna indietro compiendo lo stesso dislivello dell’andata.

IN POCHE PAROLE
PUNTO DI PARTENZA: San Rocco di Camogli
DISLIVELLO: 850 m. circa
KM: 16 km circa (a/r)
TEMPO: 5,30 circa (a/r)

Scarica la traccia su Wikiloc: https://www.wikiloc.com/hiking-trails/hiking-da-san-rocco-a-san-fruttuoso-100128627
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La prima parte del sentiero è abbastanza semplice. Dal parcheggio di San Rocco si raggiunge la suggestiva piazzetta del paese e poi si prosegue su una stradina a mezzacosta con bellissime vedute sul mare e su Punta Chiappa, che volendo si può raggiungere prendendo un bivio dopo circa 300 m. circa di cammino.
Altrimenti si ignora il bivio e si attraversa la frazione di Mortola, dove il cuore si colma necessariamente di invidia verso chi ha la fortuna di vivere in questo angolo di mondo affacciato sul mare. C’è anche una scuola vista mare ormai abbandonata, nella quale chiederei subito trasferimento, se per l’appunto fosse ancora in funzione.

Dopoché il sentiero prosegue in un rigoglioso bosco, poi lecceta, fino a raggiungere la località Batterie, dove si trovano i resti delle strutture in cemento dell’osservatorio della 202esima batteria di artiglieria costiera del Regio Esercito. Fino a qui tutto easy e senza troppo sforzo, tutto procede ben segnalato e soprattutto abbastanza pianeggiante. Sempre in questa zona c’è l’ultima fontana dalla quale si può fare rifornimento di acqua.

Un timido cartello avvisa i gentili visitatori che da qui in avanti la questione si fa più complicata, che bisogna avere acqua e un abbigliamento adeguato.
Il percorso infatti diventa più tortuoso, “scalinato”, alcuni punti (come il Passo del Bacio) sono esposti e dotati di catene. Il panorama a picco sul mare è meraviglioso lungo tutto il percorso e l’entusiasmo fotografico mi ha costretto diverse volte a fermarmi (al ritorno invece non vedevo l’ora di arrivare ed ero più impostata in modalità #sticazziilpanorama #rivogliolemiegambe). Da questo momento però il dislivello inizia a farsi sentire, così come l’esposizione al sole. Si sale e si scende diverse volte; quando si pensa di aver superato l’ultimo colle ne salta un altro da risalire e da riscendere. Non so come facciano i camminatori occasionali, mal attrezzati, o i bagnanti estivi, a percorrere questo percorso per andare al mare.

Certo la bellezza della destinazione finale, ovvero la baia che ospita, incastonata tra le scogliere, l’abbazia di San Fruttuoso, fa passare tutta la paura.
Si tratta di un antico monastero benedettino che ospita le tombe della famiglia Doria e che è stato donato al Fai dagli eredi. Ovviamente ha una lunga storia, che potete tranquillamente visionare nel magico mondo dell’internet, e senza dubbio ha un enorme fascino (peccato solo che fosse chiuso alle visite quel giorno).

Io alla baia ci sono arrivata in preda allo sconforto, con le gambe a pezzi, caldo e sete. Il panorama però mi ha dato un po’ di fiato. Quel giorno il mare era in burrasca, tuonava schiaffeggiando le rocce e rubando con le onde lo spazio della piccola spiaggetta, ma nonostante questo aveva un colore pazzesco che faceva risaltare la bellezza del luogo.

Mi ha sorpreso appurare che la location, nonostante non fosse un “periodo turistico” dell’anno e nonostante il servizio traghetti non fosse attivo causa condizioni del mare, fosse ricolma di persone che, così a vederle, con il trekking e l’escursionismo non avevano niente a che fare. Ho iniziato a chiedermi se forse non ci fosse stato un sentiero meno impegnativo per tornare, perché l’idea di appendermi come un salame alle catene a picco sul mare non mi ispirava molto. Chiedendo a un turista a caso: “Scusi, sa se per tornare l’unica via è quella con le catene?”, mi sono sentita rispondere “Quali catene?” e il mio stato confusionale da prostrazione è aumentato.

In ogni caso, restando umile in un posto figo (cit. Pagante), dopo un pranzo al sacco rapido a base di nutriente focaccia con le cipolle (durante il quale cercavo di riprendere contatto con i miei arti inferiori), ho deciso che non avevo assolutamente voglia di rischiare di aggiungere km e dislivello prendendo un altro sentiero sconosciuto. Non ho avuto neanche la forza di salire ancora un pezzetto per raggiungere la Torre Doria, da dove poi si può proseguire il sentiero per raggiungere Portofino (per la cronaca, da San Rocco a San Fruttuoso si cammina 3 ore, invece fino a Portofino 5).
Dietrofront quindi.
Una volta conclusa l’escursione mi sentivo come si sente un alpinista dopo aver scalato l’Everest senza doversi amputare una gamba. Eroica quindi.

Il Parco Naturale Regionale di Portofino nasconde una pluralità di sentieri immersi nella natura e sicuramente in futuro mi piacerebbe esplorare ancora questo angolo selvaggio di Liguria.
Per visitare il monastero invece, mi sa che tornerò prendendo un traghetto! 🙂

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