Dopo essersi persi per le strade Palermo, tra mercati, murales e capolavori architettonici, lasciamo le mete turistiche più classiche e ufficiali, per esplorare la Palermo sommersa e più “underground”.
CANTIERI CULTURALI
I Cantieri Culturali si trovano nelle vicinanze della Zisa e costituiscono un importante polo culturale della città. Sono un ottimo esempio di archeologia industriale, infatti un tempo qui operavano le Officine e lo Studio Ducrot. Costruiti tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, all’interno dei 23 capannoni vennero realizzati i mobili liberty tra i più belli d’Europa, disegnati dell’architetto palermitano Ernesto Basile. Negli anni ’30 ospitarono anche l’ Aeronautica Sicula, dove vennero realizzati gli aerei progettati dall’ingegnere Giovanni Battista Caproni.
Nel 1939 gli spazi furono ceduti a un imprenditore genovese, ma dopo la seconda guerra mondiale, dopo un breve periodo in cui si occupò di produzione ferroviaria, lo stabilimento fallì definitivamente.
Dopo anni di abbandono, i locali furono recuperati e riportati a nuova vita, acquistati dal comune di Palermo nel 1995.
Attualmente qui si trovano spazi espositivi destinati ad eventi teatrali, musicali, cinematografici e iniziative culturali di ogni genere.
Tra le variegate e interessanti offerte, si distingue il Centro Internazionale di Fotografia Letizia Battaglia, fotografa palermitana mancata nel 2022. Il Centro, nato nel 2017 e fortemente voluto dalla Battaglia, ospita nei suoi 600 metri quadrati di superficie esposizioni fotografiche e una mostra permanente dedicata agli scatti del giornale L’Ora, presso il quale la famosa fotografa lavorò, in prima linea contro la mafia.
Anche se si trova fuori dal centro e dai più popolari percorsi turistici, merita senza dubbio una visita.






LE MUCHATE ARABE
Un aspetto che mi attira sempre quando visito una città è la sua parte sotterranea.
Potevo quindi non approfittare del tour proposto dalla cooperativa Terradamare insieme alle guide di Green Sicily Outdoor nelle antiche cave di Palermo?
Le più antiche cave della città risalgono all’epoca dei Fenici, ma con l’arrivo degli Arabi, fino ai Normanni, la rapida espansione della città rese necessaria una quantità sempre maggiore di materiale per costruire palazzi, chiese e abitazioni. Fu così che nacquero le Muchate (termine di origine araba, dal quale deriva probabilmente il verbo siciliano “ammucciare“, che significa nascondere), una rete di gallerie sotterranee, dalle quali si estraeva la calcarenite. Sebbene l’operazione di ricavare il materiale dal sottosuolo avesse un maggior costo economico e richiedesse un duro lavoro, gli arabi (che come ho già raccontato nel precedente articolo erano degli esteti) preferirono questa soluzione per evitare di danneggiare esteriormente l’ambiente e i terreni coltivati.
Le cave che ho visitato, che si trovano in zona Fiera del Mediterraneo e alle quali si accede incredibilmente attraverso il garage di un privato cittadino, sono tra le più estese della città. Funzionarono fino agli anni 30 del 1900 e le condizioni di lavoro erano durissime. In cava si lavorava fin da bambini (i bambini venivano letteralmente venduti dalle famiglie più povere), che spesso non uscivano quasi mai alla luce del sole. L’ambiente era molto caldo e si lavorava nudi; per questo motivo la Chiesa non riconosceva ai morti delle cave un funerale cristiano. Inoltre, la violenza e i fenomeni di pedofilia erano molto diffusi.
Ma il sottosuolo di Palermo nasconde decine di chilometri di gallerie, dal Papireto fino a Ciaculli.
In epoca moderna furono riutilizzate o come rifugio antiaerei nella seconda guerra mondiale, o come fungaie.
Vi consiglio di visitare il sito della cooperativa Terradamare, che propone tour alternativi di Palermo e dei suoi quartieri, e di Green Sicily outdoor, network di associazioni di guide ambientali ed escursionistiche che vogliono valorizzare il territorio (e il sottosuolo) palermitano e non solo.



CATACOMBE
Tra i tesori sotterranei di Palermo ci sono le famosissime Catacombe dei Cappuccini. Si tratta di un’esposizione di 8.000 mummie, ordinate in base al genere e alla classe sociale, che oltre a sollecitare l’entusiasmo degli amanti dei tour del macabro sono un’importante testimonianza dei costumi dell’epoca antica, quando non esisteva ancora l’obbligo di seppellire i defunti nei cimiteri. Nel XVI secolo i frati cappuccini seppellivano i confrati in una cisterna, che però a un certo punto non aveva più spazio. Si crearono nuove catacombe e nel momento di traslare le salme, si accorsero che esse si erano mummificate per processo naturale. Interpretato come segno della volontà divina, si iniziarono a imbalsamare i corpi dei defunti; inizialmente si faceva solo con gli uomini di chiesa, ma in un secondo momento anche con le salme dei fedeli ricchi abbastanza da poter sostenere i costi del processo di imbalsamazione (molto costoso). Pertanto, nelle Catacombe dei Cappuccini, che attualmente sorgono a lato del Cimitero della Chiesa di Santa Maria della Pace e attirano turisti da tutto il mondo, si troveranno solo cadaveri di persone facoltose. La vera star del sito sembra essere una bambina molto piccola, Rosalia Lombardo, di cui il corpicino risulta perfettamente conservato.
Il mio consiglio personale è di scegliere una visita guidata, in modo da poter cogliere le particolarità del luogo e della sua storia; ovviamente si può anche visitarlo in autonomia ma rischia di non lasciarvi molto.
(Le seguenti immagini sono prese dal sito ufficiale delle Catacombe dei Cappuccini e dal sito di Archeofficina, poiché all’interno di questi due siti è vietato fare foto)


Quelle dei Cappuccini non sono le uniche catacombe situate a Palermo. Vi sono per esempio anche le Catacombe Paleocristiane di Porta d’Ossuna, risalenti al periodo compreso tra il IV ed V secolo d.C. e scoperte nel 1739. Sono costituite da centinaia di metri di gallerie sotterranee, loculi e gallerie. Un tempo erano dipinte, ma oggi si scorgono solo alcune tracce di intonaco. Al momento della scoperta fu trovata una targa funeraria di una bambina, attualmente conservata Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas.
Durante la seconda guerra mondiale le catacombe vennero utilizzate come rifugio dalla popolazione in fuga dai bombardamenti.
Per visitarle si può prenotare un tour guidato organizzato dagli archeologi della cooperativa Archeofficina.
Questa catacombe vengono associate alla storia dei Beati Paoli, una setta segreta che agiva nella Palermo sotterranea; l’autore dell’omonimo romanzo menziona infatti le catacombe di Porta d’Ossuna diverse volte.


BEATI PAOLI
Tra storia e leggenda, i Beati Paoli erano una setta di sicari che si riuniva in segreto nelle cripte sotterranee Palermo, più precisamente quelle del quartiere del Capo, dove infatti vi è una piazzetta che ha preso il suo nome. Sebbene fonti orali ne collochino l’origine nel XII secolo, solo tra il XV ed il XVI secolo se ne iniziò a parlare utilizzando questo nome. Ne scrisse Luigi Natoli nel romanzo “Beati Paoli”, in origine pubblicato a puntate sul Giornale di Sicilia a inizio 1900. Secondo il suo racconto, i Beati Paoli operavano nella Palermo del ‘700 come una sorta di tribunale sommerso e pianificavano crimini e vendette, commissionati da appartenenti alla classe mezzana.
Qualcuno pensa che la setta rappresenti il mito originario della mafia e si dice che il noto romanzo abbia avuto molto successo anche tra i rappresentati della malavita locale.
La Chiesa di Santa Maria di Gesù al Capo, situata nella piazzetta Beati Paoli, custodirebbe l’accesso al mondo sotterraneo di questa spietata setta, i membri della quale, incappucciati, si muovevano in segreto tra i cunicoli sotto la città. Probabilmente queste cavità appartenevano alla necropoli cristiana del IV-V secolo d.C., che si sviluppava dalla chiesa fino alle antiche mura di Porta d’Ossuna.
Sia la cooperativa Terradamare che Archeofficina propongono saltuariamente tour guidati nel ventre di Palermo, per ripercorrerne questa storia sommersa, tra fonti storiche e leggenda.
Il mio viaggio tra le strade e i sotterranei di Palermo finisce, per il momento, qui, consapevole che tanto ancora rimane da scoprire in questa straordinaria città.
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