Nelle strade di Palermo convivono eleganza e decadenza, ordine e caos, legalità e sommerso. Si cammina avvolti dal vociare della gente, dai richiami dei mercanti, dal rombo dei motorini che sfrecciano anche dove non si potrebbe. Parlano della sua storia gli edifici e i monumenti antichi, l’immenso patrimonio artistico e culturale che offre la città. Il suo presente si respira perdendosi nelle le vie sgangherate, tra i rumori e gli odori, tra i colori dei murales dipinti dagli street artists locali, dove si incontrano i volti dei personaggi dei quartieri, dei santi e dei nuovi eroi.
STREET ART, TRA SANTI ED EROI
Il mio viaggio a Palermo è iniziato dal quartiere del Capo, dove alloggiavo, proprio sopra l’omonimo mercato rionale.
Una spietata Greta Thunberg mi dava il buongiorno arrabbiatissima ogni mattina, introducendomi all’immenso mondo della street art palermitana.
Tutta la città è infatti un gigantesco museo d’arte cielo aperto, in cui camminando e camminando, in ogni quartiere, dal centro a quelli più periferici, troviamo le immagini di eroi moderni, quali coloro che si opposero alla mafia, e quelle di sante e santi reinterpretati in chiave attuale.
Cercateli, facendovi aiutare da una guida o da google maps dove sono comunque segnalati. I nomi che forse troverete più spesso sono quello di Igor Scalisi Palminteri, Nutto&Niente, TvBoy, di cui vi invito a visitare le pagine personali.
Lascia senza fiato ed emoziona, il gigantesco murale della legalità, situato al Capo, dove si susseguono per 70 metri i volti di magistrati, forze dell’ordine, artisti, che si schierarono apertamente contro la mafia.








PALERMO ANTIMAFIA
Se è vero che la storia di Palermo è stata macchiata dalla mafia, altrettanto vero è che il suo presente non dimentica ed è abitato da realtà che si oppongono ad essa fortemente, promuovendo la legalità.
In città e dintorni ci sono molti luoghi simbolo, che meritano di essere conosciuti. I più tristemente famosi ovviamente sono gli alberi memoriale di Falcone e Borsellino; il primo situato sotto l’abitazione del magistrato ucciso nella strage di Capaci, il secondo, situato in via d’Amelio.
Alla memoria dei due magistrati è stato intitolato, all’interno del Palazzo di Giustizia, il Museo di Falcone e Borsellino. A Peppino Impastato invece è stato dedicato il Centro Siciliano di documentazione, il primo centro studi sulla mafia nato in Italia. Il Centro Impastato è anche promotore del No Mafia Memorial, uno spazio museale dedicato alla storia della mafia e dei movimenti antimafia. Infine, un altro luogo simbolo è la casa di Paolo Borsellino, nel quartiere Kalsa (dove nacque tra l’altro anche Falcone), trasformata dal fratello del magistrato in un centro di ascolto e servizi alla popolazione. Tra le tante attività proposte ci sono laboratori, doposcuola, ma anche uno sportello di supporto legale gratuito. E’ stato un modo per riportare Paolo nel suo quartiere e in qualche modo continuare il suo lavoro per la legalità.
La cooperativa sociale e tour operator Addio Pizzo Travel propone invece itinerari cittadini e viaggi con l’intento di far conoscere i luoghi e le storie più significative della lotta antimafia; una proposta interessante che vi consiglio di esplorare visitando il loro sito.



ROSALIA
Non si può parlare di Palermo senza citare Santa Rosalia, patrona della città. Già nelle settimane prima della sua celebrazione, il festino del 14 luglio, appaiono decorazioni, altarini, luminarie in tutta la città. Il giorno clou della festa è esplosione di colori, bancarelle poco sobrie e luminescenti, dj set ovunque (compresi nei negozi ortofrutticoli) donne che indossano coroncine di rose rosse, che simboleggiano la Santuzza.
Ma diamo uno sguardo alla storia e alla leggenda. Poco lontano dal centro di Palermo, il Monte Pellegrino custodisce la grotta (ora inglobata in un santuario) in cui nel 1170 morì da eremita Rosalia Sinibaldi.
La Santa si era rifugiata qui poiché rifiutò di sposarsi con il conte Baldovino, come aveva deciso la sua famiglia. Nei luoghi dove si era ritirata precedentemente (prima una chiesa e poi una grotta situata nei possedimenti del padre) riceveva comunque visite dal pretendente e dai genitori. Pensò bene quindi di nascondersi in un posto meno raggiungibile (come darle torto).
La sua salma fu ritrovata 500 anni dopo, quando apparve in sogno a un saponaro mentre a Palermo c’era la peste: si dice che quando le sue ossa furono trasferite nella Cattedrale (dove sono tutt’ora), Palermo fu liberata da questo flagello. Per questo divenne la patrona ufficiale della città.
Santa Rosalia è morta dormendo, beata e in solitudine, per questo forse è rappresentata sdraiata quasi in estasi.
Il Monte Pellegrino merita una visita perché, al di là del suggestivo santuario incastonato nella roccia, da lassù si code di una bellissima vista sulla città e sul mare…dal “più bel promontorio del mondo”, come disse Goethe.



VUCCIRIA
A Palermo, per riferirsi a qualcosa che non avverrà mai, si usa l’espressione: “Quannu asciucanu i balati ‘ra Vucciria” (= Quando si asciugherà il lastricato della Vucciria), cioè mai, perché è sempre bagnato dai mercanti. Oggi dello storico mercato oggetto della famosa opera di Guttuso (che potete ammirare a Palazzo Chiaramonte-Steri), non c’è quasi più traccia. Rimane la piazzetta sgarrupata, il purparo, i vicoli pieni di locali e di vita notturna (tra cui spicca la Taverna Azzurra), i grigliatori di stigghiola che spuntano dal nulla con il calar della luce, insieme ai venditori di pane con la milza e ai cocktail bar ambulanti abusivi. Ai piedi di un palazzo in macerie dal 1945, tra cumuli di spazzatura (nonostante il divieto di scarico), si intravedere la Santa Morte, meraviglioso murale di Igor Scalisi Palmintieri, recentemente restaurato e riportato all’originario splendore.



MERCATI
“A Bagdad, a Valencia, a Palermo un mercato è qualcosa di più di un mercato, cioè di un luogo dove si vendono vivande e dove si va per comprarne. È una visione, un sogno, un miraggio.”
Renato Guttuso
I mercati a Palermo sono diventati una vera e propria attrazione turistica. Non è raro infatti trovare veri propri tour organizzati, con guida munita di ombrellino e microfono, che portano i visitatori in mezzo alle bancarella della perdizione.
Confusione, disordine, profumi, grida, musica e spesso motorini che sfrecciano tra la calca.
In realtà a Palermo il mercato è la città stessa, perché al di là degli spazi di mercato ufficiali, si trovano ovunque venditori ambulanti di qualsiasi cosa: aglio, pane, street food, pannocchie bollite (pollanca), patate lesse, ecc..



I mercati storici più famosi e ancora vivi, sono probabilmente quello del Capo e Ballarò (nel quartiere Albergheria).
Al Capo il mercato si apre varcando Porta Carini, trionfale porta tardosettecentesca, e prosegue lungo l’omonima via fino alla piazzetta Beati Paoli, nome della misteriosa setta che operava nella Palermo sotterranea del ‘700. Qui si trovano comuni bancarelle di prodotti tipici, ortaggi, pesce, ma soprattutto tantissimi ristoranti o locali che vendono cibo da passeggio o espongono i piatti fatti per invitare i turisti a sedersi.




Ballarò, pur essendo anch’esso molto turistico, forse conserva maggiormente la sua funzione di mercato rionale, dove anche i palerminati vanno a fare la spesa in cerca di offerte. In confronto a quello del Capo, Ballarò è immenso, caotico e molto più rumoroso. I venditori gridano a squarciagola, alcune bancarelle hanno musica ad alto volume, microfoni, che sembra di stare in un villaggio turistico. A Ballarò si trova tutto e tutto il mondo; per scoprirne ogni chicca bisognerebbe dedicarci diversi giorni.
In una piccola viuzza ai margini del mercato, che pare fosse sempre sommersa da cumuli di rifiuti, è apparsa in una teca abbastanza rozza una Santuzza particolare: su una tavoletta di legno tutta rovinata si legge “Santuzza, liberaci dalla munnizza”. Pare abbia funzionato.







Entrambi questi mercati, si trovano in due quartieri dove il caos e il disordine si mischiano, in un perfetto sincretismo, con l’ordine e l’incanto del patrimonio artistico e culturale della città.
A pochi passi dal mercato del Capo c’è infatti la Cattedrale di Palermo (di cui parlerò nel prossimo articolo) e la città si trasforma in un salotto di classe; all’altro estremo invece spicca la Palermo liberty e quella dei teatri, come il Politeama e il Massimo.
Dentro il suq di Ballarò si nasconde uno dei migliori esemplari del barocco siciliano, la chiesa Casa Professa, mentre nello stesso quartiere, fuori dal mercato, splende l’eredità arabo-normanna di Palazzo Reale e la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti.



E a proposito di patrimonio arabo-normanno, non si può parlare di Palermo senza menzionare i capolavori nati dal connubio di queste due diverse correnti culturali.
Ne parlerò nel prossimo articolo…il viaggio nelle strade di Palermo continua!
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