Tremate, tremate, le streghe son tornate!
Ho sempre amato questo slogan del movimento femminista degli anni 70, a sua volta ripreso da una vecchia filastrocca per bambini.
Non chiedetemi perché, ma alle medie ero particolarmente appassionata del periodo stregoneria e avevo letto diversi libri che parlavano di questa pagina nera della storia. Ero anche stata in una sorta di “pellegrinaggio” a Triora, il noto borgo delle streghe della Liguria.
Penso quindi che ai tempi mi avrebbe proprio entusiasmato partecipare a una Festa delle Streghe come quella che si celebra a fine luglio in Valle Antigorio (Val d’Ossola, Piemonte), nei piccoli borghi di Baceno e Croveo.
Questa celebrazione ha lo scopo di rievocare il periodo dell’Inquisizione, attraverso laboratori, spettacoli e documentari; in queste zone infatti, tra 1600 e 1700, numerose donne furono condannate di stregoneria e condotte al rogo.





Sono stata in queste valli poco dopo la famosa festa, di cui solo recentemente ho appreso l’esistenza. Gli addobbi per le strade, i pupazzi di streghe, le stelle e le lune realizzate all’uncinetto, mi hanno accolta quando a piedi, insieme a un piccolo gruppo organizzato, ho percorso un giro ad anello tra i borghi e i sentieri del Giardino Glaciale degli Orridi di Uriezzo.
Avvicinandosi a Croveo si può fare una prima tappa a Baceno, per visitare la bellissima Chiesa Monumentale di San Gaudenzio, costruita su un suggestivo sperone di roccia e considerata uno dei simboli religiosi più importanti dell’alto Piemonte.
Da qui si può partire per l’escursione più gettonata della zona, quella agli Orridi di Uriezzo (di cui parlerò in un altro articolo).
Croveo è una piccola frazione che si aggrappa fieramente alla sua sua storia e, grazie alla simpatica accoglienza dei suoi abitanti (segnalo come fulcro della movida locale il bar cooperativa della piazza principale), abbiamo potuto ascoltarla direttamente da uno dei rappresentanti di questa comunità.
Ci ha fatto da guida il 90enne signor Diovuole, ex viperaio ed ex lavoratore della Crodino (ricordiamo che siamo a pochi km da Crodo, la località natale del Crodino).
A fianco della chiesa parrocchiale, il cui campanile è costruito su un grande masso di frana, c’è la casa di Don Ruscetta, parroco di Croveo negli anni ‘50 e ’60, conosciuto come il “prete viperaio”. La casa è stata trasformata in un museo etnografico che espone oggetti, arredi, attrezzi e vestiti appartenenti alla civiltà contadina di un tempo.



Il signor Diovuole ci ha anche accompagnati a visitare l’antico torchio del paese, risalente al 1860. Qui, fino al 1951, venivano pressate le noci dalle quali si ricavava l’olio e veniva macinata una specifica varietà di pera (in dialetto pir), dalla quale si otteneva una particolare bevanda. In autunno le pere raccolte venivano portate al torchio, dove maturavano e poi venivano trasformate; questo era anche un momento di aggregazione sociale, che gli anziani di Croveo ricordano con nostalgia. Considerando che adesso i giovani si relazionano su Tik Tok o Tinder, direi che c’è tutto il motivo di essere un po’ nostalgici.




Da Croveo ci si incammina lungo il sentiero che conduce fino alle Caldaie del Diavolo, una delle numerose marmitte della zona, ovvero profonde depressioni a forma di pozzo nelle rocce, create dall’erosione delle acque di origine glaciale.
I due grossi massi tra i quali passa la cascata sembrano proprio posati lì, come dice la leggenda, dal demonio.
Anche il ponte di pietra, dal quale si può ammirare lo spettacolo dall’alto, è interessato da una leggenda locale: uno spirito malvagio chiamato rampign può trascinare chi si sporge troppo dal parapetto giù nel profondo pozzo.




Passato il ponte, il sentiero prosegue e, attraverso suggestivi boschi, si arriva in un altro posto particolare: il villaggio Treno dei Bimbi. Qui le carrozze dei treni si sono trasformate in un luogo di accoglienza. Tra gli anni 50 e 60, infatti, molti lavoratori provenienti dal sud Italia facevano la spola tra Domodossola e la Svizzera (dove le famiglie non potevano però entrare). Nacque quindi l’esigenza di accogliere i numerosi bambini, figli dei lavoratori immigrati. Grazie ai frati cappuccini fu fondata così la Casa del Fanciullo, mentre per il periodo estivo i bambini potevano vivere un periodo di villeggiatura al fresco alloggiando nelle vecchie carrozze dei treni. Ad oggi il Villaggio è ancora attivo e si è trasformato in un luogo di sosta e ristoro per villeggianti in cerca di un’esperienza di turismo alternativo.

Ultima tappa dell’ escursione, prima di chiudere l’anello che ci riconduce a Croveo, è stata la segheria La Rassia. Quest’ultima risale al 1700 e fu in funzione fino alla metà degli anni ’80, quando il proprietario lasciò l’attività. I tronchi erano trasportati dalla corrente del fiume e, giunti alla segheria, venivano sezionati in travi per poi costruire case e stalle. Lo stabile, ora proprietà del Comune, è stato recuperato, ristrutturato e grazie al lavoro di alcuni volontari è stato aperto al pubblico per le visite. A noi le porte le ha aperte un ex lavoratore della segheria, che da piccolo abitava proprio di fronte alla segheria. Con fierezza ci ha mostrato i vari macchinari e le foto d’epoca dove lui stesso è immortalato.




Questo percorso a piedi è stato un vero e proprio tuffo nella memoria dei luoghi, dei piccoli borghi, delle comunità antiche.
Le “streghe” di oggi che popolano queste valli sono probabilmente le donne che ne conservano e tramandano gli antichi saperi. Tra queste, sicuramente, ci sono le socie del Consorzio Erba Bona, che si occupano di coltivare erbe officinali con le quali producono tisane, amari e saponi. Il consiglio è di passare dalla loro sede, situata a Verampio (comune di Crodo), per conoscere il loro lavoro e provare qualche prodotto.


Prima di concludere il giro, abbiamo fatto una breve esplorazione nel borgo abbandonato di Cuggine, del quale parlerò però nel prossimo articolo!
Dedico questo articolo e ringrazio:
– Le guide di Vette & Baite, che hanno organizzato questo giro alternativo in seguito all’annullamento di un’altra escursione causa maltempo, e i miei simpatici compagni di viaggio;
– La signora Vittorina di Erba Bona e gli abitanti di Croveo che ci hanno fatto da guide improvvisate;
– La signora del Bar Cooperativa di Croveo che ci ha offerto la genzianella.
SE I MIEI ARTICOLI TI PIACCIONO… Segui la mia pagina FB per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli e iscriviti gratuitamente a WordPress! Per vedere le foto più belle dei miei viaggi, segui i profili Instagram: perdersi_traveldiary e montagna_schiappa.
Una opinione su "A piedi tra streghe e diavoli dei borghi della Val d’Ossola"
I commenti sono chiusi.