Il Cammino di Oropa della Serra: istruzioni per l’uso

Nel precedente articolo mi sono dedicata al racconto del mio Cammino di Oropa, includendo qualche informazione su ciò che è possibile vedere lungo il percorso.

In questo nuovo articolo mi accingo umilmente a dare qualche informazione più pratica e qualche consiglio, anche se il sito del Cammino di Oropa (al quale vi rimando) e la guida ufficiale edita da Terre di Mezzo sono molto esaustivi su ogni aspetto.

Tanti Cammini di Oropa
La premessa fondamentale è che non esiste solo un Cammino di Oropa, ma ci sono diverse varianti, che si possono percorrere a piedi o in bici. Di conseguenza, l’equipaggiamento e l’allenamento richiesto cambia in base al Cammino che si decide di intraprendere e dalla stagione in cui si parte.

Il Cammino di Oropa della Serra è l’itinerario più gettonato poiché è il meno impegnativo (65 km che e si possono dividere in 3 o 4 tappe). È inoltre quello più facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.

Il Cammino di Oropa Orientale è un vero e proprio trekking, quindi c’è più dislivello ed è più impegnativo anche a livello tecnico. Sono 34,3 km divisibili in 3 tappe. Parte dalle Valle Mosso e arriva Oropa, ma può essere percorso anche in senso opposto e diventare un prolungamento del Cammino della Serra.

Il Cammino di Oropa Canavesano è l’itinerario più lungo; parte da Valperga, passa da Ivrea e si immette nella terza tappa del percorso principale. Sono 84.3 Km divisibili in 5 tappe.

Infine, il Cammino di Oropa Valdostano collega Fontainemore a Oropa seguendo il percorso della storica processione che viene organizzata ogni 5 anni. Il percorso è divisibile in due tappe, di pochi chilometri (solo 16,5 km) ma con molto dislivello. È un vero e proprio trekking di montagna.

Io ho percorso in solitaria il Cammino di Oropa della Serra, quindi le mie osservazioni si limitano principalmente a quest’ultimo.

Prenotazione intelligente. Un aspetto che ho trovato fantastico è quello di poter prenotare attraverso il sito del Cammino di Oropa e il suo Centro Prenotazioni. Basta compilare un semplice form, dove si specifica quando si ha intenzione di partire, in quante tappe si vuole suddividerlo e che tipo di stanza si desidera. Dopo pochissimo tempo arriva un preventivo che bisogna confermare per ufficializzare la prenotazione, senza pagare nulla anticipatamente, se non i 20 euro di iscrizione all’associazione Movimento Lento che offre questo utilissimo servizio.
Si paga quanto dovuto presso le strutture ed è inutile dire che quindi non è carino dare forfait all’ultimo momento. L’iscrizione dà anche diritto ad alcuni sconti: 10€ sugli alloggi, 8 € sui pasti, 5 € per la credenziale. Potete ovviamente anche muovervi in autonomia per cercare gli alloggi e prenotare, ma per me è stato molto più comodo fare così. Sconsiglio invece vivamente di non prenotare con anticipo, perché il Cammino è gettonatissimo e le strutture ricettive sono poche.

Zaino in spalla, ridursi all’essenziale. La parte della preparazione zaino è sempre la più difficile, perché bisogna saper capire cosa è davvero indispensabile (e io non ne sono proprio capace). A mia discolpa posso dire che sono partita nel mese di giugno, in una primavere particolarmente fresca e piovosa, quindi nel mio bagaglio ho dovuto far entrare un po’ di tutto a causa del meteo che variava continuamente nel corso di una stessa giornata. Ho usato uno zaino da 30 litri; per un cammino di pochi giorni è sufficiente. Inutile dire che la qualità dello zaino è importantissima, quindi se dovete comprarlo sceglietelo con un po’ di cognizione.

È ovvio dire che quello che ci si porta varia a seconda della stagione, ma per quanto riguarda questo tipo di itinerario, bisogna considerare che il territorio biellese è sempre comunque abbastanza piovoso, quindi è assolutamente indispensabile avere qualcosa per proteggersi dalla pioggia: coprizaino (tenente conto che però gli spallacci restano scoperti), mantellina (più ingombrante ma copre tutto) o giacca antipioggia (zaino e gambe restano scoperte). Buona abitudine, se il meteo prevede pioggia, è imbustare anche le cose che ci sono all’interno dello zaino.

È importante fare attenzione a come si distribuisce il peso nello zaino: le cose pesanti vanno posizionate in basso o nella parte a contatto con la schiena, le più leggere in alto e nella parte anteriore. Il primo giorno di cammino avevo buttato le cose un po’ a caso (zaino composto un po’ all’ultimo con mille ripensamenti), addirittura allacciando un piumino nella parte esterna, e infatti la sera avevo la schiena a pezzi ed ero stata molto scomoda mentre camminavo.

Indispensabile, se partite in estate, è la crema solare, l’antizanzare (e zecche) e ovviamente un cappello o una fascetta per proteggersi dal sole.

Il mio epic fail è stato portarmi un phon da viaggio per tutto il Cammino, peso inutile giacché le strutture ne erano tutte provviste. Il mio consiglio è quello di chiamare prima di partire per verificare questa informazione, evitando così un inutile peso.

Un’altra cosa che non ho usato è stata la torcia frontale, quell’oggetto che qualsiasi maschio preme sempre per portarsi dietro. A meno che non si dorma in campeggio non vedo tutta questa utilità, ma effettivamente se si parte in una stagione in cui fa buio presto potrebbe essere utile. Potrebbe servire anche in caso di tragico imprevisto/incidente, ma lungo il Cammino della Serra non ci sono particolari pericoli.

Potere ai piedi. Come ogni camminatore sa bene, oltre allo zaino, quello che indossate ai piedi è un altro elemento importantissimo per la buona riuscita di un cammino.
Innanzitutto le scarpe non devono essere nuove, ma ben rodate. Per questo tipo di percorso, senza particolari difficoltà tecniche, in estate vanno bene scarpe da trail running o uno scarponcino basso non impermeabile. In inverno invece è consigliabile uno scarpone in gore-tex alto fino alla caviglia. Pro e contro del gore-tex: avere una scarpa impermeabile consente di tenere i piedi all’asciutto, ma non fa traspirare il piede (e quindi potrebbero formarsi vesciche). Inoltre se la scarpa si inzuppa sotto un acquazzone, potrebbe asciugarsi più lentamente. Di contro, le scarpe non impermeabili, si bagnano anche con la rugiada dell’erba, ma se fa caldo questo non dovrebbe essere un problema.
Le calze devono essere di materiale tecnico e traspirante, di buona qualità, possibilmente con punte e talloni rinforzati. E’ soprattutto da loro che dipende l’insorgere o meno delle vesciche. Io ho usato le Oxeego, ma ci sono tantissimi marchi tra cui scegliere. Nel dubbio comunque buttatevi nello zaino anche dei cerotti per le vesciche, che non si sa mai.

Il giusto outfit. Sembra ovvio anche dire che è meglio avere pochi indumenti, di materiale tecnico e traspirante, e considerare l’idea di lavarli a fine tappa (le strutture del Cammino normalmente hanno filo e mollette per stendere, portatevi un sapone). La regola dovrebbe essere “un capo addosso e uno nello zaino”. Visto il periodo abbastanza umido e piovoso, io ho optato per un paio di calze, di intimo e una t-shirt in più, perché effettivamente se piove i vestiti potrebbero bagnarsi in cammino o non asciugare per tempo. A tale proposito, assicurarsi di avere dei cordini o dei moschettoni per appendere il bucato sullo zaino. Visto che i giorni erano pochi, ho portato solo un pantalone modulabile per camminare e un cambio per dormire.


Acqua azzurra acqua chiara. Il carico d’acqua deve essere valutato in base alla presenza o meno di punti acqua durante il percorso (verificarli prima di partire). Io avevo con me una sacca idrica da 2 litri e una borraccia da un litro. Ho riempito tutto solo durante la prima tappa, perché è quella maggiormente esposta al sole e per tre quarti del percorso non ci sono punti acqua (fino a Cavaglià). Nelle altre tappe è tutto più ombreggiato e si può trovare acqua più facilmente, quindi due litri possono bastare tranquillamente.
Il vantaggio della sacca idrica è che si riesce a bere di più senza fermarsi e inoltre si evita il peso della borraccia. Il contro è che è un po’ scomodo riempirla lungo il percorso (in quanto posizionata all’interno dello zaino già ricolmo), nonché lavarla in modo accurato. La borraccia è senza dubbio più pratica e maneggevole in tal senso, ma pesa di più e spesso per prenderla dalle tasche bisogna comunque rallentare o fermarsi. Qualunque soluzione si decida di adottare, ricordatevi di bere tanto perché la disidratazione fa venire i crampetti!

Money Money. Tendenzialmente nelle strutture bisogna pagare in contanti e gli sportelli bancomat per ritirare soldi sono rari e situati solo nei centri abitati più grandi. Il mio consiglio è quindi quello di viaggiare con una buona quantità di cash. A proposito di acquisti, se viaggiate di domenica tenete conto che gli alimentari potrebbero essere, giustamente, chiusi.


Tracce per non perdersi. Nell’app SlowBi si trovano tutte le tracce dei diversi cammini e anche quelle delle varianti. Sono indicati i punti acqua e i servizi principali che si trovano lungo il percorso. Meglio installarla prima di partire e scaricare le tracce, in modo da poterle utilizzarle in modalità offline. Devo dire che questa applicazione è fatta molto bene e mi è stata molto utile. In ogni caso, penso che perdersi sia quasi impossibile perché il percorso è ben tracciato. L’unica parte che ho trovato un po’ più confusa è quella dell’ultima tappa, in quanto la vegetazione esplosa dopo le abbondanti piogge a volte oscurava la segnaletica.

Pericoli? No grazie. Sul Cammino di Oropa della Serra non ci sono particolari pericoli. L’unica cosa che mi sento di suggerire è di fare un po’ attenzione quando si passa nei pressi dei pascoli, perché se transitate vicino alle greggi i cani pastore potrebbero mostrarsi aggressivi e diventare anche pericolosi. Meglio informarsi prima sui comportamenti corretti da adottare in caso ve ne trovaste uno di fronte.

Per sentirmi più sicura, in quanto donna e sola, avevo portato con me uno spray al peperoncino, che comunque mi porto dietro anche quando esco la sera in città.

Il tratto più impegnativo del Cammino di Oropa della Serra è l’ultimo, se scegliete il sentiero D1. Se non siete molto allenati è consigliabile fare la variante della tramvia, che sale più dolcemente ed è comunque molto carina. È consigliabile scegliere questa variante anche in caso di pioggia, poiché il sentiero D1 potrebbe diventare pericoloso.

Credenziali che passione. Come in ogni cammino, esiste il passaporto del pellegrino da completare con i timbri delle varie località che si incontrano o a fine tappa. Ammettiamolo, quello del completamento del passaporto è un bellissimo gioco!

Per chi prenota attraverso il Centro Prenotazioni, di cui ho parlato sopra, il kit è gratuito. Altrimenti le credenziali possono essere ritirare, pagando 5 euro, presso i vari punti di ritiro che trovate indicati sul sito ufficiale. Io ho ritirato le mie credenziali alla Casa del Movimento Lento di Roppolo, dove ho alloggiato la prima notte. Altri viandanti sono passati di lì a ritirare le proprie. A proposito della Casa del Movimento Lento… se avete la possibilità di scegliere, cercate di alloggiarvi perché è davvero un luogo molto carino.

Presentando le credenziali complete a fine Cammino, si può ritirare il Testimonium, ovvero l’attestato ufficiale firmato dal rettore del Santuario di Oropa. Il Testimonium può essere richiesto all’ufficio Sante Messe, nel portico sul lato destro rispetto alla Basilica Antica del Santuario.

A passo lento. L’ultima cosa che mi sento di dire è che il Cammino non è una prestazione sportiva, in cui conta andare più veloce, arrivare prima o macinare più km al giorno (per poi magari vantarsene pure). Ho visto persone che quasi correvano, pur avendo tutto il tempo necessario per finire la tappa in giornata. Proprio perché le tappe non sono lunghe né complicate, il mio consiglio è quello di prendersela con calma. Certo, meglio partire presto per evitare le ore più calde in estate o il buio nella stagione più fredda (io per esempio ero sempre in fuga dalla pioggia che arrivava nel primo pomeriggio), però quello che conta del Cammino è proprio il tragitto, non il traguardo.

Percorrerlo da sola per me gli ha dato un valore aggiunto, ma ovviamente la bellezza della solitudine dipende dalle predisposizioni di ognuno o dal particolare momento della vita che si sta attraversando. Diciamo che questo tipo di itinerario si presta ad essere affrontato in solitaria ed è fattibile anche per i camminatori meno esperti.

Andando piano si ha la possibilità di osservare meglio i luoghi, entrarvi maggiormente in contatto, scoprire delle chicche o dei messaggi lasciati per i viandanti lungo il percorso e, perché no, scambiare quattro chiacchiere con gli abitanti. Il Cammino di Oropa della Serra, poi, è molto bello e quindi…godetevelo a passo lento!

Spero che le informazioni che ho umilmente dato possano essere utili a chi vuole approcciarsi al Cammino di Oropa della Serra; se avete ancora dubbi e domande scrivetemi su Facebook o su Instagram. E se decidete di partire…Buon Cammino!

Se non lo avete ancora letto, a questo link trovate il racconto del mio Cammino tappa per tappa.

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