Spiritualità e natura: le chiese rupestri e la Murgia Materana

Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di brutto colore grigiastro, senza segno di coltivazione, né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo scorreva un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca e impaludata trai sassi del greto. Il fiume e il monte avevano un’aria cupa e cattiva, che faceva stringere il cuore.

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Quello che Carlo Levi nel suo famoso libro descrive attraverso le parole della sorella Luisa, definendolo “monte pelato e brullo”, non è altro la Murgia Materana; più precisamente dal 1990 si parla del Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano.

La Murgia Materana. A un primo sguardo, l’altopiano della Murgia sembra davvero una sorta di deserto di pietra e sterpaglie, dove è difficile immaginare la vita. In realtà nei suoi 7.000 ettari di superficie si contano circa 1.200 specie botaniche diverse; la fauna che lo abita è varia e comprende anche diverse specie di uccelli rapaci, come il falco grillaio, simbolo del parco. La Murgia quindi è viva!

Sono il tipo di ambiente e la conformazione del territorio che circonda Matera a renderla unica e a donare scorci molto particolari; i suoi Sassi sembrano infatti lì appesi, sul ciglio del burrone, pronti a precipitare. Quel burrone è la gravina, un profondo solco calcareo che disegna una sorte di canyon nostrano, dove scorre l’omonimo torrente.


La parola “Murgia” deriva da “murex”, che in latino significa “roccia aguzza”; è la pietra infatti la regina di queste zone “senza segno di coltivazione, né un solo albero“.

Proprio da questo tipo di roccia calcarea (per la precisione si tratta di calcarenite), comunemente chiamata tufo, gli abitanti di Matera ricavarono le loro dimore.
La stessa tecnica era stata utilizzata in un passato più lontano, dagli uomini del paleolitico, neolitico e delle età dei metalli, che qui cercarono un rifugio sfruttando le numerose grotte o costruendo villaggi. Nel Parco sono rimaste diverse tracce di questo passaggio preistorico, testimonianze che ci parlano di vite legate alla pastorizia.

Le chiese rupestri. Un altro esempio di come la roccia sia la protagonista della storia del territorio materano è costituito dalle numerosissime chiese rupestri che qui si possono trovare: se ne contano infatti ben 150 e comprendono cripte, eremi, chiese cenobitiche o complessi architettonici bizantini, piccoli santuari. Si tratta appunto di luoghi di culto ipogei e sono riconducibili, inizialmente, alla mano di monaci provenienti dall’oriente (Cappadocia, Armenia, Siria, Asia Minore) che tra l’VIII e il XII secolo qui trovarono rifugio in seguito a lotte religiose nelle loro terre.
Dapprima vi furono eremiti, in seguito si stabilirono intere comunità monastiche; scavando hanno costruito anche cisterne per l’acqua, stalle per gli animali e hanno ornato con dipinti e incisioni le pareti di questi luoghi di culto.
Successivamente si alternarono e incrociarono monaci di comunità latine e orientali, con culture e rituali diversi, che qui lasciarono i loro segni.
Non vi sono testimonianze scritte e tutto ciò che attualmente si conosce su questi mondi arriva da ricerche archeologiche.

Visto l’alto numero di elementi architettonici di questo tipo, è ovvio che il visitatore di passaggio probabilmente non abbia la possibilità di vedere tutte le chiese rupestri presenti sul territorio. Il duro compito di selezionare in base a interessi e tempo a disposizione è necessario, ma sicuramente infelice. Almeno, così è stato per me che a Matera ci avrei fatto un Erasmus, più che una breve vacanza!

Le chiese rupestri a Matera. Alcune chiese rupestri si trovano nell’abitato di Matera e sono di facile accesso. San Pietro Barisano, Santa Lucia alle Malve e Madonna dell’Idris e San Giovanni Monterrone sono probabilmente i complessi più importanti della città. Sono gestiti dalla cooperativa Oltre l’Arte, che ha lo scopo di valorizzare i beni storico-artistici di carattere religioso del territorio materano. E’ vietato fare fotografie all’interno, per questo ho solo immagini degli esterni. Rimando al sito della cooperativa per le spiegazioni più approfondite.

San Pietro Barisano è situata nell’omonimo Sasso, facilmente identificabile grazie al suo campanile; si tratta di una chiesta scavata nella roccia, la cui facciata però è realizzata in costruito. Dall’interno si può accedere ai sepolcri, impressionanti cunicoli dove si praticava la “colatura dei cadaveri”: sui sedili scavati nella roccia, i cosiddetti “colatoi”, venivano collocati i defunti sacerdoti o aspiranti tali, attendendone la decomposizione per poi prelevarne le ossa, unica parte del corpo considerata incorruttibile. Tentate di immaginare questo luogo buio, illuminato solo da candele e pieno di cadaveri maleodoranti…davvero da brivido.

Santa Lucia alle Malve è posta a strapiombo sulla gravina e ospitò la prima comunità benedettina femminile della città, fino al 1283. Tale comunità che in seguito ebbe altre tre sedi monacali (Santa Lucia alle Malve, di Santa Lucia alla Civita e Santa Lucia al Piano) è stata parte integrante della vita di Matera.

La Chiesa di Santa Maria De Idris sorge nella parte alta dello sperone roccioso del Montirone (o Monterrone) e da qui si può godere di un panorama meraviglioso sulla città e sulla gravina. Il nominativo “Idris” probabilmente deriva dal greco “Odigitria” (guida della via o dell’acqua), appellativo con cui era chiamata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini. 
La chiesa risale al 1300, è costituita da un solo vano ed è comunicante con la cripta di San Giovanni in Monterrone, degna di nota per gli affreschi che ancora conserva.

Queste opere architettoniche scavate nella roccia sono impressionanti e i decori murali al loro interno sono di rara bellezza. E’ quindi altamente consigliabile visitarle perché si tratta di un patrimonio culturale di grande valore. Insieme alle case-grotta dei Sassi, le chiese rupestri sono ciò che più distingue il territorio materano.

Le chiese rupestri nel Parco della Murgia. Come già detto precedentemente, la Murgia Materana è cosparsa di grotte preistoriche e chiese rupestri. Per visitare quest’area non si può procedere in autonomia, ma è necessario affidarsi a guide specializzate. Questo è consigliabile non solo per motivi di sicurezza (se non si conosce il territorio potrebbe essere difficile orientarsi), ma anche perché alcune chiese sono gestite da associazioni ed enti del territorio; sono quindi chiuse al pubblico, per evitare anche che vengano danneggiate così come è già successo in passato.

Forse il luogo di culto più “famoso” della zona è la Cripta del Peccato Originale, un cenobio rupestre benedettino del periodo longobardo che, grazie ai straordinari affreschi che si trovano al suo interno, è stata soprannominata Cappella Sistina del rupestre. La Cripta è visitabile solo su prenotazione e si possono trovare tutte le informazioni sul sito dedicato. Noi purtroppo per mancanza di tempo non siamo riusciti a vederla.



Come visitare la Murgia Materana? Me lo sono chiesta anche io tante volte prima di partire, perché on line non si trovano molte informazioni. Sicuramente chi viaggia appoggiandosi a tour operator e alberghi potrà informarsi attraverso di loro; Matera è una città assolutamente improntata al turismo e una volta in loco è facile imbattersi in agenzie che propongo tour guidati.

Per visitare il Parco della Murgia io mi sono rivota direttamente all’Ente Parco della Murgia Materana e ho partecipato a un tour guidato di due ore che si è svolto nel tardo pomeriggio. Per quanto due ore siano un tempo abbastanza riduttivo per poter dire di aver conosciuto la Murgia, ho trovato questa visita abbastanza completa perché le spiegazioni della guida ci hanno accompagnato attraverso le diverse epoche storiche e hanno toccato diversi tipi di argomento. Abbiamo conosciuto le piante autoctone della zona, scoperto tracce di fossili; abbiamo visitato due delle più antiche chiese rupestri extraurbane (Madonna delle Tre Porte e Chiesa San Falcone) e infine siamo stati nelle location di film importanti come “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini e “La passione di Cristo” di Mel Gibson.
La vista su Matera al tramonto è di una bellezza impagabile.



Il punto panoramico di Murgia Timone si può raggiungere anche in autonomia, lasciando l’auto nel parcheggio omonimo e facendo un breve tratto a piedi.
Qualcuno che si sente ginnico prova a raggiungere il Belvedere dalla città di Matera, scendendo il pendio dall’accesso al sentiero di Porta Pistola (che attualmente è stato chiuso), passando il ponte tibetano (che di tibetano ha solo il nome) sul torrente Gravina e risalendo il fianco ripido e completamente esposto al sole. Inutile dire perché il passaggio sia stato vietato…fate un favore ai soccorritori di turisti temerari ma sprovveduti: raggiungete il Belvedere dall’altro lato.

Il viaggio in Basilicata continua…alla scoperta dei Calanchi, di borghi abbandonati e sulle Dolomiti Lucane! Seguimi!

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