Dopo aver finalmente trovato Matera, entriamo nel suo cuore pulsante abbandonandoci e letteralmente perdendoci per gli innumerevoli viottoli, su e giù per quegli “imbuti rovesciati” chiamati Sassi e la cui descrizione Carlo Levi, nel suo celebre romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”, lasciò alle parole della sorella Luisa.
La stradetta, strettissima, che scendeva serpeggiando, passava sui tetti delle case, se così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone. Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali.
Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli
Come già visto nel precedente articolo, l’immagine che traspare da questo racconto è drammatica e sconcertante, ma allo stesso tempo è un’importante testimonianza sulla vita dell’epoca, nemmeno tanto lontana, in cui uomini e bestie vivevano insieme in quelle dimore scavate nel tufo.
In queste grotte, umide e buie, non c’era elettricità, acqua corrente, fogna; per cucinare (e scaldarsi) si usavano dei bracieri che a lungo andare annerivano le pareti.
Le famiglie erano numerosissime (anche di 10-12 persone), nonostante la mortalità infantile fosse molto alta a causa delle svariate malattie che tali condizioni di vita aiutavano a proliferare.


Nella durezza di quella vita contadina, il bestiame era un bene prezioso e per questo motivo viveva insieme alla famiglia; spesso l’animale aveva un proprio giaciglio all’interno dell’unico ambiente. Non erano così fortunati neanche i bambini, che spesso dormivano rannicchiati sotto l’unico letto della casa, in un cassetto del comò o talvolta in giacigli sospesi.
Come descrive Levi, che ad Aliano visse alcuni anni al confino e che spesso faceva visita alle famiglie del luogo per curare i malati:
Lo spazio è così diviso in tre strati: per terra le bestie, sul letto gli uomini e nell’aria i lattanti.
Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli
Proprio a causa delle pessime condizioni di vita e dell’alto tasso di mortalità, i bambini venivano battezzati subito. In caso di morte prematura, cioè prima di essere stati battezzati, secondo le credenze popolari il nascituro si sarebbe trasformato in monachicchio, ovvero uno spirito che si diverte a fare ogni sorta di dispetto ai cristiani.








Matera è una città bellissima, forse una delle più belle in cui io sia mai stata; il suo passato però deve entrare nella narrazione per poter essere compresa a pieno. Il suo fascino attuale è legato indissolubilmente alla sua storia, che deve essere conosciuta e valorizzata.
Dopo gli sgomberi avvenuti tra gli anni 50 e 70 , i Sassi vissero un periodo di abbandono e solo successivamente vennero riqualificati, tornando a vivere in una nuova veste, quella turistica.
Oggi le grotte sono state riconvertite per adattarsi alla ricezione turistica, sono diventate centri culturali (come Casa Cava, Casa Noha), ristorantini, musei. Tra questi ultimi ci sono appunto diverse case-grotta, che è possibile visitare per cercare di comprendere le reali condizioni di vita di un tempo; al loro interno infatti è stato ricreato l’ambiente dell’epoca, con mobilio e suppellettili originali.

La più popolare è di certo la Casa Grotta di Vico Solitario, abitata fino al ’56 e riscoperta poi solo in un secondo momento poiché il suo ingresso era stato murato. Al momento del rinvenimento la casa fu trovata così come era stata lasciata e, una volta rintracciati i proprietari, l’ambiente fu ricostruito fedelmente seguendo le loro indicazioni. A differenza di altre case-grotta che si possono trovare, questa appare di discrete dimensioni, con più ambienti (vi è per esempio anche un angolo cucina). Al centro della casa vi è il tavolo con l’unico grande piatto dal quale tutti mangiavano. L’unico letto era composto da due cavalletti in ferro, sui quali poggiavano delle assi di legno e il materasso ripieno di foglie di granturco. Vicino ad esso, vi era la stalla con la mangiatoia che ospitava il mulo; oltre un piccolo tramezzo vi era l’altra stalla con la mangiatoia ed una cavità circolare usata come letamaio o come deposito per la paglia. Si può notare anche il sistema di raccolta delle acque piovane, la canalizzazione e la cisterna.
Al lato della casa si trovano la neviera e la chiesa rupestre di Sant’Agostino al Casalnuovo, visitabili con lo stesso biglietto d’ingresso.
Altre case visitabili sono quelle di via Fiorentini, del Casalnuovo, la Casa Cisterna, la Casa Grotta del Vicinato. Noi casualmente ci siamo ritrovati in un negozietto di souvenir in mezzo ai Sassi, ricavato appunto da una ex casa-grotta che è anche visitabile e che è stato interessante vedere poiché si tratta di un’abitazione ben più umile di quella precedentemente descritta; si tratta della dimora della famiglia Ponticelli.
Penso che qualsiasi materano, parlando di Matera oggi, vi spiegherebbe con orgoglio il percorso di rinascita della città: definita vergogna nazionale negli anni 50, fu poi proclamata Patrimonio Unesco negli anni 90 e infine divenne Capitale della Cultura nel 2019.
Nonostante le difficili condizioni di vita nei Sassi siano state ampiamente documentate, io non so quanto sia stato giusto sradicare tutte quelle persone dalle loro radici, dalla loro comunità di quartiere. Immagino quanto per alcuni di loro possa essere stato doloroso e scioccante questo improvviso salto nella modernità. Ma siccome ogni essere umano ha diritto a una vita dignitosa, nonostante le condizioni economiche, probabilmente questa fu l’unica scelta possibile.
Oggi le grotte dei Sassi non ci parlano solo di un passato di miseria in cui “le stagioni scorrevano sulla fatica contadina“; sono la testimonianza di come l’uomo è sempre stato in grado di adattarsi all’ambiente in cui vive, a resistere. Queste antiche abitazioni scavate nel tufo rappresentano più che mai la storia di Matera e sono un simbolo del suo riscatto.
Il mio viaggio continua, alla scoperta della città di pietra, delle sue chiese rupestri scavate nella gravina e della Murgia.
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2 pensieri riguardo “La vita nei Sassi di Matera: una storia di memoria e di riscatto”
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