Da Mergozzo al Montorfano, un itinerario di granito

Anno nuovo, vecchie abitudini: ovvero partire per una camminatina semplice e poi ritrovarsi a faticare per raggiungere cime non previste.
Era il primo giorno dell’anno e il turistico Sentiero Azzurro, che parte dal borgo lacustre di Mergozzo per giungere al paese di Montorfano, sembrava proprio l’itinerario giusto per sgranchirsi le gambe senza impegno. Invece, mi sono ritrovata sulla cima del monte Montorfano, un apparentemente innocuo panettone di 794 metri di altitudine, che giace solitario tra i laghi nella piana alluvionale del fiume Toce.
Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo il cammino di questa giornata, facendoci strada tra bellezze paesaggistiche e testimonianze storiche.
Al fondo dell’articolo trovi la traccia del percorso completo.

Il Sentiero Azzurro tra Mergozzo e Montorfano.
Mergozzo è un piccolo e incantevole borgo, che costituisce la porta d’accesso alle meraviglie naturalistiche della Val d’Ossola, in Piemonte. Si affaccia sull’omonimo lago, uno dei più puliti d’Italia, e regala suggestivi scorci grazie ai suoi vicoli stretti, alle ripide scalinate e alle sue casette in pietra che sembrano bomboniere. Nella sua piazzetta principale, sulle rive del lago, regna un olmo centenario (a quanto pare è lì dal 1600) al quale è stato attribuito il titolo di albero monumentale del Piemonte. Degni di nota sono anche la chiesa romanica di Santa Marta e le burrose fugascine, antichi dolci simili a biscotti.

Da Mergozzo parte il Sentiero Azzurro, un’antica mulattiera che conduce al paesino di Montorfano. Si tratta di un percorso semplice, di circa 150 metri di dislivello e lungo soli 3km, che si compie in circa un’ora. Si snoda lungo il versante orientale dell’omonimo monte, affacciandosi sul lago di Mergozzo e passando sopra la ferrovia; si cammina all’ombra della vegetazione e si incontra una fonte d’acqua detta “del Vescovo” (caratteristiche che lo rendono ideale per la calda stagione estiva).

Concluso il sentiero, si percorre un breve tratto su asfalto e si arriva al borgo di Montorfano, anch’esso un piccolo gioiello in cui perdersi. Qui merita una visita la chiesa romanica di San Giovanni Battista del XI-XII secolo, che racchiude al suo interno una fonte battesimale paleocristiana.
Vale la pena anche raggiungere il belvedere, dove si può ammirare dall’alto il Lago Maggiore, il Golfo Borromeo e la piana della foce del Toce, che con la sua evoluzione arrivò a formare il lago di Mergozzo. Infatti un tempo quest’ultimo non esisteva, ma era un braccio del Lago Maggiore, dal quale poi fu separato a causa dell’accumulo dei detriti portati dal fiume negli anni: il lago di Mergozzo divenne un lago a sé stante intorno al XV secolo.

Ecco, la mia giornata ideale si sarebbe conclusa al belvedere con del sano ozio, ma essendo in gruppo mi sono dovuta adeguare al volere della maggioranza sportiva che premeva per raggiungere la cima del Montorfano.

Alla cima del Montorfano
Un cartello all’imbocco del sentiero mi ha tratta in inganno, poiché recitava testualmente: “Sentiero paesaggistico, facile e alla portata di tutti”.
Dopo averlo percorso, posso sinceramente affermare: COL CAVOLO.

In realtà, sale ripido su un tracciato sconnesso e “scalinato”. Si procede in verticale senza tregua per circa 500 metri di dislivello, in un’ora e un quarto (andando spediti), tempo che io ho riempito con fiatone e imprecazioni varie.
Sarà che sono schiappa, che sono sempre troppo poco allenata o che arrivavo già da altri giorni di camminate, ma ritengo che non sia assolutamente un sentiero adatto a tutti. I gradoni di pietra sono abbastanza alti e bisogna avere buone gambe.

Lamentele e senso di scoraggiamento a parte, questo itinerario offre qualche spunto interessante. Al di là dei belvedere sui laghi, dove si può prendere un po’ di respiro, questo monte è ricco di tracce del passato di questi luoghi.

Si tratta infatti un gigantesco blocco di granito, elemento dominante nel paesaggio della zona, che da secoli qui viene estratto e lavorato.
L’attività estrattiva fu avvitata già nel XVI secolo e il vero boom si ebbe nel XIX secolo, quando il Montorfano si trasformò in un grande cantiere a cielo aperto, con ben 39 cave differenti. Le ferite delle numerose cave sono ancora ben visibili sui fianchi del monte.
Il materiale prelevato non fu usato solo in ambito locale, ma fu anche trasportato ben lontano: per esempio, fu utilizzato per la ricostruzione della Basilica di San Paolo Fuori le Mura a Roma. In quell’occasione il granito viaggiò sull’acqua attraversando il Ticino, i Navigli, il Po, per poi arrivare all’Adriatico e circumnavigare l’Italia fino al porto di Ostia.

Lungo il sentiero è possibile scorgere segni dell’attività estrattiva del granito e del suo trasporto. Dalla cava, le pietre dovevano infatti discendere la montagna, trasportate da particolari slitte (le struse), trattenute da funi e fatte scivolare lungo le apposite vie lastricate (le lizze), che ancora sono presenti e delle quali stupisce l’estrema pendenza.

Qui nella fatica del lavoro non si sono risparmiati…e io che mi lamento per due passi che faccio a piedi.

La vetta, sinceramente, è abbastanza una delusione. Innanzitutto non è una vetta, ma un ampio pianoro; non c’è nessun effetto wow da super panorama, ma una brulla radura e una semplice croce fatta con dei bastoni in legno.

Qui però inizia un altro racconto del Montorfano, perché iniziano a vedersi i resti di quella che è conosciuta come Linea Cadorna (più esattamente si chiama Frontiera Nord), ovvero un sistema difensivo militare risalente all’epoca della Prima Guerra Mondiale.
Le opere furono progettate e realizzate tra il 1899 e il 1918 per difendere la Pianura Padana e i suoi principali centri produttivi da un eventuale attacco da parte di Francia, Germania o Austria-Ungheria.
La struttura difensiva, comprendente strade militari, trincee, strutture logistiche, postazioni d’artiglieria, ecc. , si estendeva dall’Ossola alla Lombardia. Pare che anche le donne diedero il loro contributo alla realizzazione delle opere, soprattutto per quanto riguarda il trasporto dei materiali (fatto che mi fa tornare alla mente la storia delle portatrici carniche di cui ho parlato in un altro articolo).
La linea difensiva in realtà non fu mai effettivamente usata per scopo bellico, ma resta comunque una testimonianza storica di valore.

Dalla cima del Montorfano, per tornare a Mergozzo, punto di partenza della nostra escursione, abbiamo deciso di chiudere il giro ad anello, imboccando l’antica strada militare, sicuramente molto più accessibile del tragitto dell’andata (grazie genio militare!).
Lungo il percorso si possono vedere i resti di antiche strutture militari, tra le quali la polveriera scavata nella roccia.
La strada scende dapprima a zig zag, ripida lungo il pendio, poi si trasforma in un suggestivo sentiero nel bosco e infine diventa una vera e propria strada bianca, sulla quale i miei arti hanno finalmente potuto riposare.

Giro ad anello da Mergozzo a Montorfano
Distanza: tot 11 km
Dislivello: 620 m. D+
Difficoltà: Intermedia
Stagione consigliata: tutte
Traccia: scarica su WIKILOC o STRAVA.

Dedico questo articolo ai miei compagni di escursioni che hanno sopportato le mie consuete lamentele da camminatrice schiappa.

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