Racchiuso tra le antiche mura medioevali, quasi sospeso sul mare, il borgo di Cervo è un piccolo gioiello rimasto intatto nel corso del tempo, sia dal punto di vista naturalistico che urbanistico. Gli stretti vicoli che si snodano al suo interno si trasformano a tratti in ripide scalinate che portano al mare. La piazza principale, dominata dalla chiesa barocca di San Giovanni Battista, è una terrazza sul mare che regala un panorama mozzafiato sul tratto di costa che va da Capo Mele, a est, a Capo Berta, a ovest, nonché sulla popolare isola Gallinara a forma di tartaruga.


Cervo e il suo litorale, oltre che costituire una meta turistica molto gettonata proprio per la bellezza del borgo e gli scorci che regala, possono essere il punto di partenza (e di arrivo) per escursioni a piedi che percorrono la zona collinare sovrastante.
Le colline che si trovano alle spalle di Cervo sono terrazzate e coltivate a ulivo, testimoni quindi di una tradizione millenaria che ha portato gli abitanti liguri ad “addomesticare” e quindi sopravvivere in un territorio spesso aspro e impervio.
Le zone coltivate si alternano ai boschi di pini e a una profumata macchia mediterranea.



Con zaino in spalla e abbigliamento poco glamour, abbiamo resistito alla tentazione di adagiarci in uno dei numerosi e per niente economici localini del borgo e ci siamo avventurati per i sentieri liguri (a mio parere sempre segnalati poco). L’intenzione era quella di raggiungere il colle Cervo attraverso il sentiero balcone del Poggio Castellaretto, facendo poi un giro ad anello con rientro al paese.
Una precisazione: avendo provato questo itinerario seguendo una traccia probabilmente sbagliata e a causa della segnaletica un po’ scarsa, in questa camminata abbiamo perso la retta via diverse volte (per questo motivo non possiedo una traccia gpx degna di essere condivisa). Nel magico mondo dell’internet sarà sicuramente possibile rintracciare descrizioni e tracce dettagliate.

Usciti dal centro storico di Cervo, nel primo tratto del percorso si passa su una mulattiera attraverso le vecchie fasce e i muretti in pietra. Superati alcuni serbatoio in disuso, si imbocca una strada asfaltata nella zona residenziale vip di Poggio Castellaretto; visto il nostro outfit poco chic, ci siamo conquistati gli sguardi sospettosi dei proprietari delle ville.
Una volta finito il tratto asfaltato, bisogna seguire il segnavia “bollo rosso” per il Colle Cervo.


Dalla sommità del Colle si può ammirare il panorama che spazia sulla piana di Andora e, più in lontananza, capo Mele.
Questa zona è molto nota e frequentata dagli amanti delle spericolatezze in mountain bike, che sprezzanti del pericolo amano buttarsi giù dalle rive impervie. Infatti, i sentieri percorribili a piedi incrociano spesso quelli seguiti dai ciclisti, che sono impreziositi da vere e proprie pedane di salto. Una di queste è il famoso “salto nel blu”, così chiamato perché dalla direzione di arrivo non si vede cosa c’è dopo il salto, se non l’orizzonte sul mare.


Tornando indietro dal punto panoramico di colle Cervo, si passa per un sentiero che affianca la recinzione di poco romantici ripetitori; discende poi il crinale e raggiungere il colle Castellaretto. Poco dopo, si entra nella zona del Parco Ciapà, il cui nome deriva dalla parola “ciappa”, un lastrone di roccia che affiora dal terreno. Il parco si estende su circa 30.000 mq di terreno e rappresenta un meraviglioso esempio di macchia mediterranea. Infatti, qui nascono spontaneamente piante come il carrubo, il lentisco, la ginestra e altre ancora, tra cui una particolare varietà di orchidee selvatiche.
Scendendo il crinale che ci riporta verso Cervo, si può ammirare il panorama su Diano Marina e Capo Berta.



Una volta rientrati al punto di partenza, se non ancora fatto precedentemente, è consigliabile perdersi passeggiando nei caruggi della bella Cervo e visitare i siti di interesse storico culturale che offre. Tra questi, vi è la chiesa barocca di San Giovanni Battista, anche conosciuta come “dei Corallini” perché costruita con i guadagni provenienti dalla pesca del corallo che i cervesi praticavano nei mari di Corsica e Sardegna. C’è poi il castello dei Clavesana (ora sede del Museo Etnografico), l’ Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria, la Chiesa di San Nicola da Tolentino, Palazzo Morchio (ora sede del municipio) e la Torre di Sant’Antonio.




Cervo fa parte dei borghi più belli d’Italia e, come altre località della Liguria, offre un entroterra di grande valore naturalistico che, secondo il mio modesto parere, dovrebbe essere più valorizzato, pulendo i sentieri e arricchendo la segnaletica.
SE I MIEI ARTICOLI TI PIACCIONO… Segui la mia pagina FB per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli e iscriviti gratuitamente a WordPress! Per vedere le foto più belle dei miei viaggi, segui i profili Instagram: perdersi_traveldiary e montagna_schiappa